IRLANDA 2006

 

Protagonisti:

Artuffo Roberto(Bocia)

Coggiola Fabio(Brumbu)

Malandrini Claudio(Io)

Morichi Fabrizio

Rufinello Massimo(Max)

 

GIOVEDI 2 FEBBRAIO

Il viaggio si presenta subito come un insieme di figure di merda e dimenticanze, io scendendo dall’aereo (a Londra) rischio la spina dorsale scivolando sui viscidissimi scalini metallici con le mie indicatissime scarpe da ginnastica (domenica è prevista neve!!!); Max si accorge di aver dimenticato sull’aereo la sua nuovissima guida Lonely Planet (comprata la settimana prima!) e allora che cosa ci resta da fare se non andare all’ONEILL PUB dell’aeroporto e pranzare con ottimi piatti inglesi e birra, che fortunatamente paghiamo inizialmente in sterline avanzate del Bocia (il cambio in euro è sfavorevolissimo e la seconda birra la pagherò 6,40 euro!).

Si va a fare il check-in per Dublino e due eventi catastrofici si abbattono su di noi:1)Mi accorgo di aver dimenticato la sciarpa al pub. 2)L’aereo per Dublino è in ritardo di 1 ora e mezzo (16:55 al posto di 15:25). La sciarpa fortunatamente me l’ha ritrovata Coggy e allora aspettiamo l’aereo sorseggiando qualche birra (NB Sono riuscito nell’impresa ciclopica di farmi deridere da un britannico per il mio abbigliamento, cosa che mi riuscirà spesso anche in Irlanda, sono davvero capace di tutto!). Arriviamo all’aeroporto di Dublino in serata e dopo una ventina di minuti di navetta ci ritroviamo nel pieno centro della capitale irlandese, di fronte ad una specie di obelisco altissimo che scoprirò dopo essere un monumento a martiri che lottarono contro l’odiatissimo (a ragione) invasore inglese. L’ostello è a due passi e ci sistemiamo comodamente nella nostra camera, dopodiché trovandoci a Dublino e avendo un po’ di famina ci dirigiamo saggiamente verso un pub. L’esperienza culinaria dell’anno scorso a Londra mi ha traumatizzato per cui inizialmente ero titubante sul cibo ma fortunatamente in questa vacanza mi sono dovuto ricredere, mangio una fettazza di carne arrosto con tanta cipolla il tutto accompagnato da ben 4 tipi di patate e dopo la prima birra chiara trovandomi in Irlanda non posso non bere una Guinness (che in Italia non apprezzo proprio); non berrò altro in tutto il suolo Irlandese!

La padronanza non perfetta della lingua inglese di Max fa crepare dalle risate la cameriera che si sente ordinare un panino con children (bambino) al posto di uno con chiken (pollo), va bene essere comunisti ma questo mi sembra un tantino eccessivo caro Max!

La serata trascorre poi tranquillamente sorseggiando altre birre nell’alcolico quartiere di Temple Bar dove tra gli altri incontriamo un gruppo di scozzesi in caratteristico kilt.

VENERDI 3 FEBBRAIO

La mattinata inizia beatamente con la collettiva constatazione che la notte è trascorsa tra rumori e odori di ogni tipo, dopo la colazione (unica deroga alla Guinness) attraversiamo O’Connor Bridge (ponte dalla caratteristica non comune di essere più largo che lungo) e partiamo per un giretto turistico della città: la prima tappa è il Trinity College dal caratteristico cortile colmo di bici degli studenti, dentro il complesso (nella biblioteca) è presente quello che probabilmente è considerato il libro più vecchio al mondo ma l’ingresso a pagamento ci fa desistere dalla sua visione (troppa cultura potrebbe farci male) così ci dirigiamo verso la cattedrale di S.Patrick, attraversando il gradevolissimo parco cittadino. Dopo le foto di rito accanto alla cattedrale (purtroppo chiusa) ci indirizziamo verso il museo di uno dei prodotti più caratteristici dell’isola: Il Whisky Jameson! La visita inizia con la visione di un filmato un pelino troppo celebrativo dopo di che il simpatico cicerone ci illustra storia e fasi produttive del caratteristico liquore (tra l’altro scopro anche in cosa si differenzia dal Bourbon, o Whisky americano, e dallo Scotch Whisky).

Dopo il Whisky ci aspetta un’altra tappa cultural alcolica, altro museo di una bevanda che forse è il vero e proprio simbolo dell’Irlanda, il Guinness StoreHouse! Il fabbricato si estende su 7 piani e davvero tutte le informazioni sulla caratteristica bevanda vengono trattate; all’ultimo piano (completamente vetrato) ci godiamo il panorama integrale della città sorseggiando la nostra pinta di Guinness compresa nel biglietto d’ingresso, dopo di che il raptus dello shopping ci fa svaligiare il negozio del pian terreno.

La cena decidiamo di farla nel Pub più vecchio di Dublino, il Brazen Head. Nel caratteristico locale vengo subito attratto dalla bellezza di una fanciulla e dopo un ottimo stufato di agnello (naturalmente accompagnato da qualche Guinness) e una parecchio lunga preparazione degli strumenti assistiamo ad un gradevolissimo concerto di musica popolare irlandese. La serata nel locale si conclude con la conoscenza della sopraccitata fanciulla (Katlina) favorita dall’inglese fluido di Fabrizio; la simpatica ragazza non proprio sobria si invaghisce della mia caratteristica coppola ma io da cafone quale sono me ne riapproprio e ce ne andiamo barcollanti verso il nostro ostello. Poco Prima di addormentarci facciamo la conoscenza di Federico, sesto ospite della nostra stanza; la simpatica personcina si dice contento di dividere la stanza con degli italiani, perché ancora non sa cosa la nottata gli riserverà, quali simpatici rumori e odori dovrà sorbirsi!

SABATO 4 FEBBRAIO

E’il giorno della partita, Irlanda-Italia di rugby, primo incontro del 6 Nazioni 2006; la curiosità per l’incontro è tanta e il desiderio di assistere a un bell’evento sportivo molto forte. Ci indirizziamo verso lo stadio rifacendo tappa nel parco e iniziando ad incontrare quelle che per Fabrizio saranno quasi un tormentone, le porte d’ingresso delle case colorate. Mano a mano che ci avviciniamo allo stadio aumentano i tifosi di entrambe le fazioni e l’atmosfera di attesa si fa sempre più intensa. La vista dell’impianto lascia in me sensazioni particolari: rispetto allo stadio londinese dell’anno scorso si tratta sicuramente di un complesso più piccolo e vecchio, in una delle due tribune (la nostra) addirittura al limite del fatiscente, tanto che è notizia certa che il tutto dovrà essere ricostruito in quanto l’INTERNATIONAL BOARD non concede più l’agibilità; altra cosa che attira la mia attenzione è la presenza bizzarra di una linea ferroviaria (navetta) che passa al di sotto della già nota tribuna, il tutto all’interno dell’impianto!

Una volta aperti i cancelli sorseggiamo qualche Guinness e facciamo compere nel negozio ufficiale (io acquisto la maglia originale irlandese alla non irrilevante cifra di 75 euro). Il pre-partita è caratterizzato dalla banda musicale che accoglie il pubblico italiano intonando O SOLE MIO (ma per gli stranieri l’Italia è solo questa?!) e successivamente gli inni nazionali (quello italiano tristemente tagliato). La partita inizia e stranamente si vede una bella Italia, molto aggressiva e con un proprio gioco ordinato e sensato. Il silenzio dello sportivissimo pubblico durante i calci piazzati va venire i brividi. L’Italia per lunghi sprazzi di incontro è in vantaggio e sigla con Mirco Bergamasco quella che sarà la meta più bella dell’incontro ma purtroppo uno scellerato arbitraggio ci toglie la meritata vittoria; faccio presente che gli inglesi non mi sono mai stati simpatici e quando vengo a conoscenza della nazionalità del direttore di gara questa mia antipatia cresce ancora di più. Finita la partita ci riavviamo verso il centro città con la consapevolezza che se la nostra nazionale continuerà a giocare così le soddisfazioni non dovrebbero tardare.

Nell’immenso pub sotto il nostro ostello ci incontriamo con il nostro compagno di squadra Jacopo che sta facendo l’ERASMUS in Irlanda e assieme assistiamo al finale di Inghilterra-Galles dove la da me odiatissima Nazione della Rosa trita letteralmente i Dragoni Rossi.

Su suggerimento di Jacopo e del suo amico aostano ceniamo in un locale in tipico stile Happy Days, il tutto a base di fritture varie che sulla nostra digestione avranno un effetto non piacevolissimo. Da notare che Coggy grazie alla confusione riuscirà a fare un po’di cresta sul conto facendosi gioco del personale cinese (non particolarmente sveglio), ITALIA-CINA 1-0!

La serata viene poi conclusa in un vicino pub particolarmente intimo e affollato.

DOMENICA 5 FEBBRAIO

Decidiamo di lasciare la città per visitare il resto del paese, ci alziamo abbastanza presto e grazie ad un provvidenziale ed economico taxi raggiungiamo rapidamente l’aeroporto dove noleggiamo una OPEL ZAFIRA che guidata da Max ci porterà sulla costa occidentale dell’isola. Il tragitto viene percorso in parte su autostrada ed in parte su statale, abbiamo occasione di ammirare il classico verde irlandese, la campagna è dolcemente ondulata e le pecore molto numerose.

In poco più di 2 ore ci ritroviamo nella cittadina marittima di Galway nel cui caratteristico centro troviamo subito sistemazione in un ostello dove ci viene riservata una stanza decisamente piccola nella mansarda. Dopo un giretto al porto e nella zona circostante caratterizzata dai numerosi gabbiani non perdiamo tempo e ci indirizziamo verso la zona dei pub; la tentazione di assistere a Scozia-Francia viene battuta dall’ingresso in un piccolo e caratteristico locale tipico dove un trio alterna sorsi di birra a musica caratteristica, locale dentro al quale naturalmente sorseggiamo più e più pinte.

Per cenare dopo l’esperienza della sera precedente optiamo per qualcosa di discretamente salutista, di fronte al nostro ostello c’è un ristorante dove ci nutriamo con zuppa e pizza (in Irlanda!); alla fine della cena viene a salutarci il pizzaiolo che scopriamo essere un giovane di Belluno, mah?

Dopo la cena che cosa ci resta da fare se non andare al pub. Optiamo per quello attiguo alla pizzeria, il QUAYS, che a dispetto delle ingannevoli apparenze si presenta come un locale molto ampio dove la Guinness non è proprio eccelsa ma dove assistiamo ad un bel concerto (cover BLUES BROTHERS,U2, ecc…) e dove il Bocia mi rovescia sui jeans una Guinness quasi intera, evento questo che seppur indirettamente condizionerà i giorni seguenti. Concludiamo la serata facendo due passi per Galway e davanti alla discoteca CUBA incontriamo delle tipe che a dispetto della temperatura non proprio estiva sono tutt’altro che coperte.

Il pre-sonno in camera viene caratterizzato come al solito dai nostri caratteristici rumori intestinali,

sui quali per armonia e melodia svetta sempre il “BRODO PRIMORDIALE” del Bocia.

LUNEDI 6 FEBBRAIO

Il programma della giornata prevede una visita a tutta la costiera a sud di Galway. Partiamo al mattino presto e io scelgo di stare nella terza fila dell’auto, scelta che non si rivelerà molto saggia. Saranno le birre della sera prima ma in macchina la mia testa gira vorticosamente e la tappa fotografica davanti a un caratteristico castello è veramente una manna caduta dal cielo.

Un rapido autoscatto immerso nei nostri miasmi intestinali ci fa riprendere un po’tutti quanti dopodiché ci dirigiamo verso la costa, molto ventosa e il tutto abbinato al classico cielo plumbeo irlandese molto affascinante. Dopo altre foto di rito ci dirigiamo verso Lisdoonvarna, cittadina patria del salmone affumicato. Un breve giro di rito al negozio ufficiale fa da presagio al pranzo che naturalmente effettuiamo a base di davvero ottimo salmone (ancora ripenso al mio iniziale timore verso la cucina irlandese!).

Dopo il pranzo la nostra meta sono le famosissime Cliffs Of Moher. Certe sensazioni è difficile descriverle, il senso di piccolezza che si sente in posti simili è davvero impressionante.

La maestosità di queste scogliere ti lascia davvero senza fiato; foto di rito e negozio del posto come prevedibile preso d’assalto (comprato tra l’altro un bellissimo maglione delle isole Aran, che purtroppo la mancanza di tempo ci impedisce di vedere).

Il pomeriggio prosegue con varie tappe a caratteristici paesini (e porti) di mare e si conclude al caratteristico faro (Loop Ahead) che è posto a conclusione della costiera, dove il caratteristico vento dell’Atlantico fa da cornice ad una mia poeticissima pisciata.

Si ritorna verso Galway percorrendo statali le cui indicazioni spesso non sono chiarissime, ci fermiamo per cenare in un locale sulla strada, dove come spesso è successo per ordinare dobbiamo attendere che Max espleti tranquillamente i suoi bisognini fisiologici.

Si ritorna a Galway, Goggy e Fabrizio fanno un giretto per pub mentre io Max e il Bocia restiamo in camera. In prospettiva del ritorno sull’aereo io devo trovare una soluzione per i miei jeans chiazzati dalla Guinness del Bocia e su consiglio di quest’ultimo li lavo nel lavandino con il docciaschiuma, stendendoli poi nel bagno, nella speranza che il mattino successivo siano asciutti.

Una volta effettuata quest’operazione mi lascio impossessare facilmente dal sonno.

 

 

MARTEDI 7 FEBBRAIO

La prima cosa che faccio una volta svegliato è controllare lo stato dei jeans, purtroppo sono ancora bagnati, il che significa che dovrò trovare una soluzione alternativa, nella fattispecie indossare i pantaloni a quadrettoni (che tanta attenzione hanno destato nel pubblico isolano) nascosti nel sacco della roba sporca, belli impregnati di odori vari.

Usciamo da Galway con destinazione Athlone, città dove studia il nostro amico Jacopo. Il tragitto previsto passa per il Connemara, una delle zone più selvagge dell’isola, e forse per questo anche più affascinante. Facciamo tappa ad un castello un pelino fuori mano raggiungibile costeggiando un campo da golf, ma purtroppo questo è chiuso per cui possiamo vederlo solo da fuori.

Il viaggio in auto continua ammirando i numerosi laghi, più o meno ampi; le tappe fotografiche che ci vengono permesse dalla guida sportiva di Max ci fanno apprezzare oltremodo il vento freddo e la finalmente presente (da quando siamo arrivati) caratteristica pioggia irlandese. Lasciamo la zona più selvaggia (dove fu girato un film particolarmente apprezzato dal Bocia) e ci addentriamo nella tipica campagna irlandese, la visione di un bell’impianto da rugby ci fa voltare tutti e 5, compreso purtroppo Max che è alla guida, il quale distraendosi ci fa simpaticamente sobbalzare su un marciapiede, fortunatamente non danneggiando l’auto. Dopo pranzo la digestione e forse le effusioni emanate dai miei pantaloni ci fanno sonnecchiare in macchina (tranne fortunatamente Max!!!) e finalmente raggiungiamo Athlone dove dopo un po’di attesa troviamo alloggio nell’ostello molto ampio posto di fronte all’istituto di Jacopo. Un paio di orette di tranquillità ci fanno riposare dopo di che siamo ospiti a casa di Jacopo, un simpatico appartamento dalle pareti in cartongesso in uno stabile per studenti (dove finalmente posso fare asciugare i miei jeans). Andiamo a fare spesa in un vicino supermercato dove possiamo renderci conto della non altissima varietà dei formaggi irlandesi.

Ceniamo poi a base di salmone comprato il giorno prima a Lisdoonvarna e ottima pasta cucinata dal Bocia. Dopo la cena finalmente con i miei jeans puliti e asciutti ci dirigiamo verso il pub più antico d’Irlanda, locale davvero molto caratteristico e dall’indubbio fascino dove naturalmente tracanniamo più e più Guinness. La serata viene poi conclusa con una tappa dal porcaro del paese, “Alfredo’s”, dove prendiamo dei kebab davvero pessimi che mangiamo sotto casa di Jacopo, di fronte al parrucchiere “Koztello”, il massimo dell’esperienza multietnica!!!

MERCOLEDI 8 FEBBRAIO

E’il giorno del ritorno, ci svegliamo abbastanza presto e ci dirigiamo verso Dublino percorrendo autostrade. Se ieri avevamo per la prima volta incontrato la pioggia oggi per la prima volta incontriamo il sole, giusto il giorno della nostra partenza!

Fortunatamente in macchina ho i miei jeans puliti ma le mie simpatiche scarpe da ginnastica danno a tutto l’ambiente un tocco di aroma. L’entrata in Dublino (naturalmente direzione aeroporto) viene salutata con un insieme collettivo di simpatiche effusioni intestinali.

Riconsegniamo l’auto al noleggiatore, facciamo il check-in e io mi metto a leggere la parte della guida turistica che tratta la storia dell’Irlanda, rendendomi definitivamente conto di quanto siano simpatici gli inglesi e di quanto possa essere amato in Irlanda quell’amabile personcina di Cromwell.

L’aereo per Londra è naturalmente in ritardo e allora si aspetta, stessa identica cosa che ci toccherà poi fare all’aeroporto londinese. Il secondo tratto di viaggio aereo ci vede tutti naturalmente molto stravolti ma atterriamo in perfetto orario a Torino-Caselle: saremo oltre 200 passeggeri e ad effettuare il controllo-documenti ci sono solo 2 poliziotti, che casualmente rallentano le pratiche ad ogni passeggero non bianco e fanno i buffoni con ogni passeggera un po’carina. Siamo a 2 giorni dall’inizio delle Olimpiadi e l’aeroporto ricorda molto un cantiere, siamo proprio tornati nel Bel Paese!

SCOZIA 2009

Protagonisti:

Asti Alice

Bogetti Luca

Artuffo Debora

Artuffo Roberto (Bocia)

Coggiola Fabio (Brumbu)

Leone Matteo (Il Nano)

Malandrini Claudio (Io)

Ornella Alessandro (Orny)

Rufinello Massimiliano (Il Biondo)

Ruggeri Sergio (Il Diavolo)

Zanon Guido (Talin)

 

 

VENERDI 27 FEBBRAIO

Sono il primo ad arrivare all’appuntamento in sede e quando giunge il resto della ciurma vengo subito delicatamente cazziato per le dimensioni ridotte del mio bagaglio che deve essere imbarcato e servire da contenitore di materiale off-limits in cabina.

Il tragitto in tangenziale si distingue  rispetto agli anni passati per la quasi totale mancanza di coda dovuta a mio parere alla crisi produttiva in corso, Orny descrive le sporadiche intensificazioni di traffico come “rallentamenti psicologici” e noi simpaticamente gli facciamo pesare questa sua leggerezza linguistica.

L’imbarco si dimostra assolutamente tranquillo e Orny si lancia in altre perle oratorie tra cui le bellissime “Lisciare i baffi ai topi” e “Fear Of Nothing”, traduzione quest’ultima di un nostro personalissimo Modus Vivendi. Decolliamo e io mi isolo dagli altri compagni di viaggio con il mio affezionato lettore mp3, concedendomi l’ascolto di “Dirt” degli Alice In Chains, album degli anni ’90 tutt’altro che allegro ma assolutamente imprescindibile.

L’atterraggio a Londra è caratterizzato da un assolutamente insolito sole che ci accompagnerà per tutta la giornata e come da tradizione ci indirizziamo a spron battuto verso L’ Oneill Pub dove iniziano a fioccare come previsto le birre, accompagnate da un pranzo per nulla salutare (io pasteggio con un pollo bello bello piccante e un panozzo stile porcaro).

L’interminabile pomeriggio (il volo Londra-Glasgow è previsto solo per le ore venti abbondanti) scorre tra guinness, cruciverba raffazzonati e corretti più volte, boiate con i walkie-talkie di Orny (novità di quest’anno che si rivelerà un assoluto must) e varie pause in bagno, sempre accompagnati da un sole che noi “sfruttiamo” in maniera assolutamente ignobile.

La noia aumenta in noi e giustamente ci doniamo una salutare pausa al Burger King (proprio quello che ci voleva) dopo di che ci indirizziamo al check-in che genera in me ricordi tragici; fortuna vuole che superi indenne la trafila burocratica e mi ritrovo con gli altri nella zona free-tax dove l’attesa prosegue con giretti noiosissimi nei vari negozi, dove tra l’altro Roby e Debora mi regalano una bellissima moleskine (tutto un altro scrivere!). Io decido di allentare la tensione donando un piacevole ricordo organico ai locali servizi igienici dopodiché finalmente ci disponiamo sull’aereo e decolliamo con destinazione Scozia.

Sul veicolo volante si scatena come previsto un maxi-abbiocco generale e dopo un breve spostamento atterriamo ormai al buio nel piccolo aeroporto di Glasgow-Prestwick dove una volta recuperati i bagagli imbarcati ci indirizziamo verso la fermata del treno-navetta per la città.

Lungo il tragitto i passeggeri che maggiormente attirano la mia attenzione sono un gruppo di tifosi dei Rangers abbastanza alticci e una bella pulzella che riesce virtuosamente a truccarsi per la serata nonostante i non pochi sobbalzi (come caspita avrà fatto, boh?).

Ci ritroviamo nella stazione centrale e sotto una simpatica pioggerellina ci indirizziamo verso il B& B prenotato dallo sfortunatissimo Morichi (la Scozia proprio non la “vuole” vedere), trovato dopo non poche difficoltà e accompagnati dalle prime flatulenze che la non propriamente sana alimentazione genererà in noi.

Una volta trovata finalmente la sistemazione ci dedichiamo ad un giretto per il vicino corso dove come è ovvio per un venerdì sera ci sono non pochi giovani ubriachi e notevole passeggio. La nostra ultima avventura alimentare della giornata è caratterizzata da un chiken burger mangiato in un fast-food caratterizzato da un fetore di olio fritto mostruoso.

Tornati a destinazione ci sistemiamo nelle camere dove io e Coggiolone , prima del doveroso riposo, ci dedichiamo alla visione di una partita di rugby XIII, variante forse più dinamica del nostro amato sport che però in tutta onestà non mi fa propriamente impazzire.

 

 

SABATO 28 FEBBRAIO

Io e Brumbu veniamo simpaticamente risvegliati da Luca e Talin, che entrano nella nostra stanza (ovviamente permeata di olezzi atroci) e danno sfoggio dell’altrettanto  simpatica suoneria del loro cellulare. Facciamo colazione al piano terreno con il classico breakfast leggero leggero dopodiché ci indirizziamo verso la stazione dei treni dove partiremo per Edimburgo.

Una volta in viaggio il Bocia si rende conto di aver dimenticato al B&B la prenotazione dei biglietti e con non pochi problemi contatta Morichi per farsi ridare le specifiche, sperando che il tutto possa bastare. Sul convoglio sono sistemato a fianco di un giovane militare assolutamente collassato che dorme in posizione innaturale e dopo un’ oretta scarsa arriviamo ad Edimburgo dove ci becchiamo inizialmente una bella mattinata di sole. Ci incamminiamo verso il miglio reale dove alcuni decidono di visitare il castello (già fatto due anni fa), altri si dirigono alla “scotch whisky experience” e io mi dedico allo shopping di boiate per turisti, dove acquisterò tra l’altro un maglione molto anni ’70 che, usando un sottile eufemismo, non verrà particolarmente apprezzato dagli altri. Terminate le compere anch’io mi concedo una breve experience dopodiché tutti facciamo capolino in direzione stadio di Murrayfield.

Giunti all’impianto aumenta in noi la tensione per la questione biglietti ma fortunatamente il tutto si risolve per il meglio e possiamo dedicarci al salutare pranzo pre-partita (due panini zozzi dal porcaro e due birre rosse). I posti sugli spalti sono i più belli che abbiamo mai avuto, a sei-sette fila dal campo di gioco, e il solito pre-partita con cornamuse e fiammate all’ingresso della nazionale locale fa da preambolo alle ostilità.

Purtroppo per noi sono tanto belli i posti quanto brutto l’evento, con un Italia che non entra mai in partita e solo con un paio di inserimenti di Canale e Zanni impensierisce la difesa scozzese. Coggiolone ha qualche problema con la radiolina-commenti dell’arbitro e dal nervoso a fine incontro la scaglia violentemente a terra, che flemma!

Mestamente ci dirigiamo verso la stazione ferroviaria, con qualche ovvia pausa birra, dove dopo breve attesa saliremo su un convoglio bello stipato di gente in cui molti di noi saranno obbligati a restare in piedi. Io mi concedo una pausa-pipì nell’ampio wc con porta girevole in cui il cui goffo e non immediato attivamento per uscire scatenerà l’ilarità generale. Luca e un’altra passeggera azionano erroneamente l’allarme e questo causa l’arrivo di controllori e polizia che, fortunatamente per il nostro “fascinoso” compagno di viaggio, si concentrano solo sulla gentil pulzella in uscita dai servizi igienici.

Rientrati a Glasgow ci attiviamo per la cena e decidiamo di pasteggiare in un ristorante cinese take-away attiguo alla stazione dove mi ritrovo vittima di pessimi ricordi relativi alla mia infausta esperienza dell’anno prima. Saggiamente opto per dosaggi da persona civile e quando ormai siamo verso fine pasto Debora si accorge che dalla vetrina siamo osservati dal Biondo, nostro sopraggiunto compagno di viaggio arrivato i Scozia in un secondo tempo causa problemi lavorativi.

Facciamo incetta di lattine di guinness e quelli più stanchi e devastati dal mal di piedi (me compreso) ritornano in camera mentre altri si concedono ancora una pausa-pub. Messomi in ciabatte mi dedico al riordino dello shopping giornaliero dopodiché lo svacco totale si impadronisce di me.

Al rientro i miei due compagni di stanza Coggiolone e Max restano traumatizzati dalle particolari fragranze irrespirabili che li accolgono.

NOTA DEL GIORNO:A causa della particolare voracità della nostra alimentazione io, Orny e Sergio veniamo ribattezzati i “Trigliceridi”.

 

 

DOMENICA 01 MARZO

Mi risveglio nel letto che definire matrimoniale è forse un po’ troppo con al mio fianco il Biondo che si tira le coperte verso di se, quindi mi concedo una rifocillante doccia mattutina e dopo la colazione ci risistemiamo in camera aspettando che gli altri arrivino dall’aeroporto con le auto noleggiate. Nell’attesa alterno un po’ di lotta nel letto con Matteo (il figlio di Debora) con dello zapping mattutino (principalmente una partita di cricket e il locale “American Gladiators”).

Troviamo sistemazione in due auto, una Volkswagen Sharan (noi) e una Ford Focus, e ci dirigiamo in direzione nord uscendo in poco tempo dall’abitato di Glasgow ma non passa molto tempo e io mi abbiocco lasciandomi andare anche ad un discreto russare, avvertito tra l’ altro anche da me stesso, dopodiché ci fermiamo per la pausa-pranzo a Pitlochry in un caratteristico pub di paese suggeritoci da Luca (miglior pub di Scozia anno 2007) dove io pasteggio con dell’ottimo e caratteristico haggis.

La tappa successiva è la vicina distilleria di whisky Edradour, la più piccola di tutto il territorio scozzese, dove dopo la visita ci dedichiamo anche ad un’ottima experience e shopping di qualità, con in particolare il Bocia che acquista una bottiglia di whisky invecchiato in botti di italianissimo barolo; nel frattempo ci arrivano via telefono positive notizie telefoniche sulla partita CUS Torino-Cernusco, vinta dai nostri compagni di squadra con risultato ampiamente positivo.

Seguitiamo quindi in direzione lago di Lochness e in una pausa-pipì purtroppo Debora perde gli occhiali. Io mi lascio nuovamente sopraffare dal sonno e una volta arrivati in prossimità di Inverness il tom-tom di Orny non si dimostra del tutto affidabile (imbocchiamo una strada cieca) e allegramente glie lo rimarchiamo via walkie-talkie. Il Biondo alla guida della Focus si esibisce in una da noi vista in pieno collisione di specchietti con una macchina parcheggiata e dopo non poche difficoltà raggiungiamo la tappa notturna di giornata, l’abitato di Drumnadrochit dove troviamo sistemazione in due camere, una delle quali occupata fino ad allora da una sola e sventurata pulzella (non la nostra stanza).

Sistemati i bagagli ci dirigiamo a piedi verso il centro cittadino, costeggiando tra l’altro il lugubre cimitero locale, ma sfortunatamente a causa dell’ora tarda ormai i locali dove poter cenare sono tutti chiusi o non più attrezzati per servire pasti; altro non ci resta da fare che rivolgerci al porcaro cittadino gestito da due indiani dove personalmente mi concedo due doppi cheesburger con bacon che addento come gli altri sotto una irritante pioggerellina-nevischio.

Dopo la salutare cena compriamo qualche porcata e ovviamente un po’ di birre nell’attiguo market, e ci risistemiamo in ostello, nel salottino al piano terreno dove l’altro c’è un bel caminetto.

La serata si conclude con una mangiata di biscotti e cioccolata, qualche birra, l’ “asciugatura” completa di una bottiglia di whisky comprata nel pomeriggio, delle loffe atroci e qualche chiacchiera piacevole tra amici. Tra le altre cose ci dilettiamo a sbeffeggiare un po’ Sergio, attratto dalla popputa e in verità arrivata un po’ dal nulla nostra compagna di salotto.

 

 

 

 

LUNEDI 02 MARZO

Riusciamo a svegliarci insolitamente presto e il mio primo pensiero va a quella povera sventurata che ha dormito in camera con gli altri che come tutti noi non sono propriamente dei fineur; va detto che comunque molto educatamente si sistemano in corridoio e in relativo silenzio anche se vengo a sapere da Brumbu che svegliandosi ha avvertito un qualcosa di umido nella punta del suo piede (che notoriamente non trasuda violette), trattatavasi della tazza di brodo preparata la sera prima dalla gentil pulzella!

Partiamo verso nord incontrando splendide campagne dopodiché percorriamo la costa orientale, scorgendo tra l’altro in mare alcune piattaforme petrolifere e proseguendo “accompagnati” da svariati aerei caccia in addestramento tutt’altro che silenziosi. Facciamo tappa in un caratteristico paesino di pescatori e dopo alcune foto ci adoperiamo per la colazione che ci verrà servita gentilmente da un gentile gestore nonostante l’ora ormai un po’ tarda, con in conclusione delle torte davvero ottime preparate dalla signora del posto.

Terminata la libagione proseguiamo lungo la costa come sempre accompagnati da paesaggi stupendi e dal caratteristico vento.

CITAZIONE DEL GIORNO: Matteo “Avete mai letto il Bisonte Bisunto?”, “E’ Orny con la barba!”.

Le incomprensioni tra i due tom-tom proseguono e con qualche deviazione incompresa giungiamo al piccolo molo di partenza per le Orcadi dove ci comunicano che in giornata non ci sono traghetti  disponibili. Veniamo attratti da una simpatica foca che ozia alla quale facciamo svariate foto dopodiché su consiglio dei tipi del molo ci dirigiamo verso Scrabster dove ci sono altri mezzi di sbarco.

In macchina io e il Diavolo ci concediamo svariate birrette e tramite walkie-talkie dall’altra auto Luca ci narra le “nobili” gesta bevitorie di Orny non particolarmente apprezzate dai suoi compagni di viaggio, praticamente un’ idrovora!

Arrivati al molo veniamo a sapere che il traghetto parte in serata e iniziamo ad informarci , tramite i numerosi coupon pubblicitari presenti, sulla sistemazione per la notte; dopo vari tentativi risolviamo la questione e ci indirizziamo verso Thurso per mangiare, dove io mi concedo un kebab che in verità era niente più che del riso abbastanza insipido con due spiedi di interiora del tutto simili ai lucani “gnumurieddi”, mah?

Passiamo il tempo con qualche guinness dopodiché io e Debora facciamo un po’ di compere e, sotto la solita pioggerellina, torniamo al molo dove nel frattempo sono aumentate le auto e iniziate le operazioni di imbarco.

Nel mentre che siamo in coda per i biglietti incontriamo due coppie di giovani messinesi e dopo un po’ di ovvia attesa, ci imbarchiamo sul traghetto, mezzo dalla mole assolutamente rassicurante. Una volta saliti in cabina le prime cose che ci saltano all’occhio sono le sedie ancorate al pavimento e i numerosissimi sacchetti per il vomito sparsi un po’ ovunque, certamente non un gran bel incoraggiamento per il viaggio.

Lasciamo il porto ormai al buio e i sobbalzi iniziano a farsi sempre più intensi; Brumbu si mette a dormire in posizione non propriamente naturale e in tutti noi la sensazione di disagio aumenta sempre più; io su consiglio degli altri vado fuori dove a parte il freschetto si sta decisamente meglio.

Tornato temporaneamente dentro vengo a sapere che il Bocia e Max non hanno retto allo stress digestivo e hanno lasciato dei ricordini sulla nave, con il Biondo che simpaticamente ha irrorato le scarpe dello sventurato messinese che vomitava nel bagno a fianco (servizi comunicanti tra di loro ad altezza caviglie).

Il mio buon umore motivato dal fatto che stavo tutto sommato bene mi porta a prendermi gioco delle povere vittime del mal di mare in maniera effettivamente non proprio simpatica, alternando pause in cabina con sortite esterne, dove tra l’altro io e Orny facciamo delle foto ricordo con lo sventurato Max.

Passata circa un’ora e trenta molto movimentata arriviamo al piccolo porto isolano di Stromness in parte ripresi dallo stress fisico, dove ci adoperiamo per trovare l’ostello percorendo le strette stradine locali. Troviamo subito l’ alloggiamento che la disponibilissima responsabile ci ha riservato: un piacevolissimo alloggio disposto su tre piani con bagni in camera tutto per noi!

Concludiamo la serata in un piccolo e caratteristico pub con qualche guinness dopo di che, tornati in appartamento, ci prendiamo gioco di Sergio che si lava: durante l’ operazione igienizzante Guido dà sfoggio delle sue competenze idrauliche e giocando con il termostato invia alle docce acqua un po’ fredda e un po’ bollente, innalzando quindi il livello nervoso del corpulento barista e facendo crescere in noi l’ allegria.

 

 

MARTEDI 03 MARZO

Una tonificante doccia mattutina fa da preambolo alle mie solitarie foto mattutine per il paese, scelta ardita che a causa della scivolosità del ciottolato mi porta ad un niente dallo scivolare nel freddo Mare del Nord.

Facciamo colazione con un breakfast autogestito e particolarmente abbondante dove Brumbu dà sfoggio di un “imbrumbimento mattutino” particolarmente accentuato; terminata la libagione e ripulito il tutto ci indirizziamo alle auto e Max, scherzando ma facendosi forse prendere un po’ la mano quasi mette sotto Coggiolone, vabbè, cose che capitano.

Facciamo tappa al locale mercato ittico dove un ipertatuato lupo di mare del luogo ci procura del merluzzo per la cena e, una volta sistemato tutto l’ambaradan in frigo, partiamo per il nostro tour giornaliero: visitiamo due complessi di menhir (“Stones Of Stenness” e “Ring Of Brodgar”) dove ci cimentiamo in varie foto goliardiche e dove Matteo si esibisce in un involontario capitombolo nel fango locale con i suoi bei pantaloni puliti messi la mattina stessa.

Dopo una tappa in una piccola baia caratterizzata dal mare particolarmente mosso ci dirigiamo verso il complesso di Skara Brae che, a detta della guida, è uno dei più antichi al mondo (antecedente anche alle piramidi egizie). Effettuata la visita facciamo tappa al negozio di souvenir dove compro un cd di cornamuse e dove vengo attratto dalle sciarpe locali che però purtroppo, a causa dell’ eccessivo prezzo, non compro. In tutto il nostro peregrinare vengo particolarmente colpito dalla totale assenza di alberi, dovuta evidentemente al forte vento che quasi perennemente tira sull’ arcipelago.

Ci siamo fatti prendere dall’attrattiva culturale ma a questo punto in noi aumenta l’ appetito e ci dirigiamo verso la cittadina di Kirkwall dove a detta della guida c’è un ottimo ristorante con portate di pesce, ristorante dove arriviamo bellamente in ritardo e dove ovviamente ci viene garbatamente risposto di arrangiarci, gli orari sono orari, lezione che noi proprio non vogliamo capire!

Trovatici ormai a digiuno visitiamo la locale cattedrale dal caratteristico colore arancione e facciamo tappa al locale Tesko dove facciamo scorta di birre, panini zozzi e provviste per la cena. Io e Sergio ci concediamo tra l’altro una pausa-merenda sotto la pioggerellina in mezzo ai carrelli con dei panozzi tanto grandi quanto insipidi che il barista di Sangano dimostra di non apprezzare particolarmente.

Consumato un frugale pasto nel parcheggio ci dirigiamo verso l’ “Highland Park” distillery, la più settentrionale del mondo, dove effettuiamo una visita accompagnati da una corpulenta e un po’ stronzetta responsabile che cazzia Alice e Matteo per il loro tentativo di effettuare l’experience.

Torniamo al nostro appartamento dove ci svacchiamo un po’ prima di cena, ovviamente dopo che io e Sergio ci siamo concessi una guinnessina al pub.

La cena preparataci dai fratelli Artuffo ci ripaga in pieno del mancato pasto a Kirkwall, il merluzzo comprato al mattino ci viene ottimamente  presentato con delle patate e mi tocca ricredermi verso un pesce che non mi esalta e che in verità ho comunque sempre e solo mangiato surgelato, grande Debora!

Il pasto viene “allietato” anche da due eventi esterni: 1) Il Bocia rompe la cintura e per tutto il resto del viaggio sopporterà i suoi pantaloni cadenti 2) Max ci salva la vita accorgendosi per caso che la candela dimenticata accesa in soggiorno perdeva cera sul televisore, peccato che nel soffiare per spegnerla per poco non ci rimette il suo bello sguardo da tenebroso, EROICO!

La serata la concludiamo in soggiorno con svariate experience e con l’ abbozzo di una visione di vecchio film spagnolo trovato vicino al televisore, visione che si dimostra tutt’ altro che interessante e che ci porta ad un collasso collettivo.

 

 

MERCOLEDI 04 MARZO

Ormai come da tradizione ci prepariamo un sontuoso breakfast che però riusciamo a gustarci poco perché consapevoli dell’ immane prova che ci attende (il ritorno sul suolo scozzese) e questo cementifica ancora di più il nostro spirito di gruppo.

Abbandoniamo il nostro bell’ appartamento e attendiamo in auto in maniera snervante l’ imbarco, il tutto sotto una fastidiosa pioggerellina con reciproci attestati di stima e preghiere via walkie-talkie, scorgendo davanti a noi l’ auto degli sventurati turisti messinesi.

Una volta saliti sul traghetto non commettiamo l’ errore dell’ andata di disporci a prua e accompagnati da una “lieve bisetta” per nulla beneaugurate abbandoniamo  il piccolo porto isolano iniziando una traversata che assumerà tratti eroici, con alcuni di noi che affronteranno direttamente il fortissimo vento all’ aperto. Giunti ormai quasi a fine percorso in barba al disturbo intestinale io e Sergio ci concediamo una bella birra per festeggiare la nostra “grandiosa” tenuta fisica.

Rimessici in macchina passa poco tempo e ci deliziamo con la gaffe commessa da Max alla guida della Focus: ringrazia un’ auto in senso opposto che gli fa strada, peccato che quest’ auto fosse ferma e senza nessuno a bordo, GRANDIOSO il Biondo!

Attraversiamo le highlands settentrionali tra bellissimi paesaggi brulli caratterizzati dalle strade strettine e dalla desolante assenza di insediamenti umani, con l’addentrarci incontriamo anche la neve che rende al tutto un ancor maggiore senso di isolamento e un’ atmosfera quasi lunare. Lungo la strada ci concediamo anche delle pause foto a vari branchi di cervi che stazionano poco lontano dalla strada e Matteo simpaticamente distrugge i miei piedi a suon di pestoni con il suo continuo movimento da bambino di nove anni iperattivo.

Con l’ avanzare dei chilometri l’ ambiente attorno a noi cambia, sparisce la neve e incontriamo vari laghi e boschi, resi ancor più affascinanti dal gioco di luci provocato dal tramonto ormai alle porte.

I passeggeri della Focus iniziano a tirarsela perché promettono di portarci a Bonar Bridge in un ostello bellissimo e, seppur a malincuore, bisogna dargli atto di averci fatti sistemare in un posto effettivamente splendido: trattasi di un ostello ricavato all’ interno di un castello baronale con tanto di statue classiche nei corridoi e saloni da lettura e relax più grandi di casa mia con, dulcis in fundo, anche un bel gattone che gira beato per tutto il fabbricato. Veniamo sistemati tutti in un unico cameratone (presagio di gran battaglia intestinal-notturna) e io mi concedo un giretto solitario per fare delle foto al bellissimo paesaggio circostante; sulla via del ritorno incoccio la Focus che sta andando in paese a fare scorta di birre e, tornato in ostello, ozio beatamente in uno stanzone con gli altri dove è anche presente una coppietta che chiacchiera in compagnia della “classica” bottiglia di vino da Regno Unito con tappo a vite (brrr!!!).

Ceniamo in ostello con un piatto unico tutto sommato sano e leggero dopodiché ci svacchiamo su dei divani dove iniziamo la solita experience, Matteo e Alice corrono per tutto il salone, Luca dà sfoggio di uno scherzo dal fine humour impiastricciando con un pennarello le lenti dei miei occhiali e a completamento di tutto ci concediamo quattro chiacchiere tra badola. In questa atmosfera tranquilla Orny inizia seriamente a peggiorare con i suo mal di denti che si porta da Torino e con questo patema d’ animo del Trigliceride mi incammino verso la stanza da letto.

Nel sistemarmi per la notte vedo il piccolo Matteo nudo e ironicamente gli faccio notare che “anche” lui non è particolarmente dotato; per tutta risposta e con una freddezza non consueta per i suoi otto anni lui mi risponde “Perché ce l’ hai piccolo?” scatenando l’ ilarità della mamma e della sorella che prontamente va a spifferare tutto agli altri rimasti in salone.

Con questa piacevole umiliazione notturna mi corico a riposare le mie membra.

 

 

GIOVEDI 05 MARZO

Come preventivato la sveglia è caratterizzata da flatulenze di vario genere e da numerosi trilli di cellulari staccati quasi immediatamente, quando all’ improvviso dai letti vicino alla finestra arriva la notizia: NEVICA!

La colazione la facciamo dolce in ostello dopodiché partiamo e manteniamo dei ritmi di viaggio quasi da prova-speciale, il tutto tra colline innevate.

Liberiamo le nostre vesciche in un tourist-information vicino Lochness nel cui piazzale dei poliziotti stanno facendo colazione; qualche battuta idiota di rito e ripartiamo dedicandoci tra l’ altro anche a delle temerarie parole crociate via walkie-talkie.

Giunti a Fort William su consiglio della guida ci rechiamo al ristorante Crannog dove pasteggiamo con dell’ ottimo pesce. Io mi delizio con due portate di salmone mentre il povero Orny a causa del mal di denti che persiste deve accontentarsi di due miserissime zuppine, cosa che, data la persona, evidenzia l’evidente forte dolore che deve attanagliarlo.

Durante il pranzo, a dimostrazione della variabilità del clima britannico, vediamo fuori del ristorante più situazioni climatiche: vento, neve, pioggia, grandine, sole; che cosa si può volere di più dalla vita!

Terminato il pasto ci dirigiamo ancora verso sud costeggiando tutto il fiordo che porta all’ Atlantico, accompagnati per fortuna da un bel pomeriggio di sole che ci fa godere a pieno gli splendidi scorci paesaggistici. In auto Brumbu si lascia andare e io prontamente riconosco la sua sottile fragranza; il tutto viene prontamente comunicato all’ altra vettura e, su mio suggerimento, vengo in pompa magna ribattezzato “Sommelier della Merda”. Non c’è male, forse ho trovato una possibilità di carriera.

Giungiamo nelle bella cittadina di Oban dall’ altrettanto bella baia ed immediatamente ci dedichiamo alla visita della locale distilleria, esperienza che giunta in conclusione ci lascia l’ amaro in bocca in quanto il cicerone ci fa annusare delle porzioni davvero microscopiche di whisky; noi tutti (comprese altre due coppie di veneti) eravamo convinti che si trattasse dell’ experience mentre fortunatamente quella vera ci viene servita come da tradizione nel negozio oltre al gradito omaggio dei bicchierini; evidente lezione: mai fidarsi delle apparenze! Una volta rasserenatici ci dedichiamo all’ acquisto di varie bottiglie dell’ amato distillato (io compro due cofanetti) e in seguito ci sistemiamo in ostello con vista mare, dove mi ritrovo con gli altri due Trigliceridi Orny e Sergio. Ci disponiamo in camera e in sequenza rapidissima tutti e tre evacuiamo nel wc che abbiamo in camera creando un atmosfera che definire tesa è dire poco.

In seguito ci concediamo un giretto serale per la città al quale Talin, che non si sente troppo bene, non prende parte. Facciamo tappa in un emporio che commercializza anche boiate da turisti dove alcuni di noi danno libero slancio al proprio istinto shoppinghifero dopo di che ci interessiamo alla cena che effettuiamo in un vicino ristorante, altro ottimo pasto a base di pesce dove io nuovamente mi lascio trasportare dalla mia passione per il salmone.

Rientrati in ostello ci raggruppiamo in cucina dove come ovvio iniziamo una experience con due bottiglie di Oban, uno normale e uno invecchiato. Mentre ce la contiamo e io do sfoggio con Max del mio bellissimo maglione (da lui non ancora visto) entra in cucina una tipa e nello stesso istante Brumbu lancia un ruttone da paura, dimostrando tutta la sua immensa signorilità e facendosi una bella figuretta da buzzurro quale tutto sommato è.

L’ ultima attività che mi concedo prima di andare a dormire è la sistemazione del whisky acquistato nel pomeriggio nel bagaglio di Orny che andrà imbarcato, avvolgendo le bottiglie con maglioni e quant’ altro, nella speranza ovvia che il tutto arrivi in Italia sano e salvo.

 

 

VENERDI 06 MARZO

Vengo svegliato dal non silenziosissimo Sergio intento a farsi la doccia e, una volta sistemato, mi aggiungo agli altri per la passeggiata mattutina in cerca di un posto per fare colazione, passeggiata durante la quale Brumbu salva la vita del cuginetto Massimo trattenendolo da una probabile investitura da parte di un furgone, mannaggia! Purtroppo la ricerca è vana perché è un po’ prestino ed è ancora tutto chiuso quindi ci mettiamo in viaggio. Percorsi un po’ di chilometri gli sboroni della Focus si esibiscono nell’ incapacità latente di trovare un posto per rifocillarci ma, dopo svariati tentativi finiti male, finalmente troviamo un posto dove poterci piacevolmente nutrire con l’ ormai classico breakfast. Una volta ripartiti la nostra attenzione viene attirata da una bmw z4 scapottata che ci supera, il tutto con una temperatura esterna di 4-5 °C, caspita che grinta! Le ormai consuete montagne innevate accompagnano il mio temporaneo passaggio allo stato di sonnolenza e in questa condizione giungiamo a Stirling, non prima di essere reso partecipe da Sergio della presa di conoscenza dell’ associazione che dovrei presiedere: A.associazione I.ntenditori D.ella M.erda. Perdiamo temporaneamente il contatto con la Focus e parcheggiamo in un multipiano a dire il vero un po’ lontano dal castello che abbiamo in programma di andare a visitare; due passi per il centro cittadino ci separano dalla salitona verso il complesso storico e in questo tragitto resto un po’ dispiaciuto dal notare che la gelateria dove due anni fà ero stato vittima di un incidente linguistico ha purtroppo chiuso i battenti.

La visita del castello non è un granchè a causa delle numerose parti chiuse per restauro e, mi si consenta, anche a causa del fatto che Alice (con tanto di cuffiette informative) non è propriamente un cicerone nato. Uscito dalle mura incontro il Bocia e Sergio che sono restati fuori e da questi vengo a sapere che sono stati cazziati perché bevevano birra nel piazzale, azione evidentemente considerata indecente dalle autorità locali, mah?

Percorriamo il breve tragitto che ci separa dal monumento a William Wallace che due anni prima non eravamo riusciti a visitare perché arrivati in ritardo, fortuna vuole che questa volta siamo in orario e riusciamo ad entrare. Della maestosa torre le due cose che certamente restano impresse sono i 246 scalini a chiocciola particolarmente cazzuti e l’ altrettanto cazzuta spada dell’ eroe nazionale scozzese, alta come una persona di media statura.

Ci indirizziamo verso Glasgow dove passeremo la notte (nel B&B dei primi due giorni), ovviamente in ritardo per la consegna delle auto e con una tensione che aumenta sempre più tra gli occupanti delle due vetture, dato l’ imbottigliamento nel traffico cittadino e la sfida implicitamente ovvia su chi giungerà prima a destinazione; in questo contesto Luca dà sfoggio di un arroganza verbale che viene subito tarpata dal banale errore commesso dall’ autista Max: sbaglia a svoltare in una strada chiusa, che ci tengo a precisare sapeva essere chiusa, e questo ci permette di tagliare in volata il traguardo in maniera ormai insperata. E’ inutile raccontare l’ atmosfera da torcida brasiliana che si scatena all’ interno della “nostra” Sharan così come scontato è il nostro leggerissimo far pesare la leggerezza commessa al pilota biondo.

Sistemiamo rapidamente i bagagli nelle camere dopodiché alcuni di noi riportano le auto all’ aeroporto e altri, tra cui io, si dirigono verso il centro con l’ intenzione tra le altre cose di mettere qualcosa nello stomaco. Entriamo in un “Subway” e iniziamo a decidere che panini ordinare con tanto di cinesina non propriamente simpatica al bancone visibilmente scocciata dalla nostra lentezza (manco il locale fosse stato pieno, c’eravamo solo noi!), persona su cui sono volate ogni serie di offese irripetibili da parte di Sergio, il tutto in perfetto italiano ad alta voce e a distanza ravvicinattissima.

Terminati i panini procediamo lungo il viale e, davanti ad un ristorante cinese, Alice si lancia in una tampa involontaria chiedendosi se la mattina successiva non aprisse presto, però che alimentazione aggressiva!

Ci ribecchiamo con i reduci dall’ aeroporto e si decide di cenare nel vicino KFC, scelta non proprio azzecata che azzera in pieno il piacere culinario datoci dall’ ottimo pesce del giorno prima; ci nutriamo infatti (mangiare è un’ altra cosa) con delle secchiellate di pollo fritto orrendo e patatine che generano in noi una sensazione di disagio digestivo evidente. Inutile dire che uscendo tutti ci siamo posti, e non una sola volta, la fatidica domanda: “Ma quanto siamo c……i?!”.

La nostra passeggiata serale prosegue verso la stazione per informarci sugli orari della navetta dell’ indomani e, sotto una simpatica pioggerellina, assistiamo all’ arrivo di un convoglio ribattezzato da noi “Pussy Train” ovvero un carico di pulzelle vestite molto succintamente e vogliose solamente di fare una gran festa (in fondo è venerdì sera). Ottenute le informazioni del caso passeggiamo ancora bellamente fino all’ ampia piazza del municipio locale dove incontriamo una pattuglia di poliziotti impegnati con un gruppetto di adolescenti alticci che evidentemente non passeranno una bella serata.

La serata volge al termine e per festeggiare la fine del tour ci incuneiamo in un pub vicino al nostro B&B (a parte Debora con i figli e Orny il cui mal di denti aumenta sempre più) dove come ovvio e scontato le pinte di guinness fioccano in maniera spropositata.

Non contenti della gran quantità di birra bevuta concludiamo la serata in camera finendo l’ Oban della sera prima accompagnato da qualche lattina di stout irlandese, deliziando i nostri occhi con programmi locali di donnine e personalmente rilasciando volontariamente più e più flatulenze sul cuscino del Biondo, generando un caricone che, forse a causa del tasso alcolico eccessivo, per un niente non degenera in qualcosa più grande di noi.

 

 

SABATO 07 MARZO

Al mio risveglio la prima azione che compio è accendere la luce, cosa non molto gradita da Brumbu che come da tradizione al mattino non è particolarmente trattabile. Scendo a fare colazione e come risposta alla mia “illuminazione” vengo riempito di secchiate di merda dai miei compagni di stanza.

Tornato in camera preparo il borsone da imbarcare che, una volta sollevato, mi fa sospettare che non rientri nei 15 chilogrammi prescritti.

Abbandoniamo il B&B e, diretti verso il centro, assaltiamo (dal punto di vista dello shopping) un emporio di articoli sportivi dove acquisto una bella felpa con cappuccio e un altrettanto bel borsone in cui distribuire meglio il materiale da imbarcare. Giunti alla stazione dei treni la mia vescica mi lancia degli evidenti segnali a cui mi arrendo, dovendo spendere la bellezza di 30 pence che in tutta onestà mi sono rimasti sul gozzo.

La navetta per l’ aeroporto parte puntualmente e lungo il tragitto la mia attenzione viene attirata dai numerosi campi da golf che incontriamo; giunti all’ aeroporto effettuiamo le solite operazioni di imbarco (assolutamente tranquille) e ci concediamo l’ ultima guinness, scorgendo nella moltitudine di gente una bella topa che vomita in un angolo (troppa festa la sera prima?!) e un gruppo di donne reduci da un addio al nubilato con tanto di esplicita maglietta commemorativa.

Ci sistemiamo sull’ aereo che per fortuna è mezzo vuoto e che quindi ci garantisce un ampio spazio personale. Durante il volo ci troviamo in compagnia di un gruppo di scozzesi particolarmente alticci che danno sfoggio delle proprie capacità canterine e atterriamo addirittura in anticipo di qualche minuto.

Al ritiro bagagli mi esibisco in un lapsus che inizialmente mi fa ritirare quello sbagliato, dopodiché usciti dal’ aeroporto veniamo attirati dal chiazza che affiora dal borsone, aperto il quale veniamo a scoprire che alcune delle birre-ricordo imbarcate da Fabio purtroppo non sono arrivate sane in Italia. Ottimisticamente inizio a sperare di aver trasbordato il whisky sano e salvo e, con questa pia speranza, ci dirigiamo verso il bar di Sangano dove il caro Diavoletto che risponde al nome di Sergio dovrà passarsi il sabato sera da bravo barista a servire alcolici.

Una foto di gruppo segna di fatto la fine del tour che, messomi già in attesa di quello del prossimo anno in Irlanda, mi lascia impresso il ricordo di quello che di fatto è diventato il vero e proprio motto del tour.

Dal Vangelo secondo Max: “La vita è una tempesta, prenderlo nel culo è un lampo, io non ho mai visto una tempesta senza lampi. E comunque ci sono anche i fulmini a ciel sereno!”.

 

FINALE HEINEKEN CUP CARDIFF 2014

Protagonisti:

Aleotti Enrico (Scarpentà)

Artuffo Roberto (Bocia)

Bogetti Luca

Coggiola Fabio (Brumbu)

Corti Chiara (+ ½)

Elia Emiliano (Zapa)

Giordano Enrico (Despennà)

Gunetti Alessandro (John)

Malandrini Claudio

Poerio Elisa

Ruggeri Sergio

 

VENERDI 23 MAGGIO

Il ritrovo come ormai da tradizione è al Famila di Volvera e dopo una rapida colazione partiamo in direzione Milano-Malpensa. Una volta arrivati in aeroporto ci concediamo un panino confezionato e una beksina non propriamente economici (alla facciazza loro) al ché mi lascio andare alla constatazione che tutto procede perfettamente e come per magia sul display compare il ritardo di 2 ore del nostro volo, mannaggia a me e alla linguazza porta tigna.

L’ attesa del volo viene allietata da simpatiche divagazioni in calabrese di Luca e quando finalmente effettuiamo le operazioni di imbarco come previsto da me i bagagli di Luca e Sergio sono fuori misura e questi sono obbligati ad imbarcarli, non senza prima avermelo gentilmente fatto notare. Una volta saliti sull’ aereo Zapa riesce nell’ impresa mai vista di farsi cazziare dalla hostess perché parlando ad alta voce disturba l’ informativa sulla sicurezza pre-volo, fantastico!

Riusciamo finalmente a decollare, accompagnati da rumori abbastanza inquietanti (l’ aereo ha bucato?) e come d’ abitudine ascolto un po’ di musica con gli auricolari ma il mio vicino Emiliano Elia di questo non se ne cura e dialoga con me noncurante del piccolo particolare del tutto insignificante che io non sento minimamente quello che dice.

Atterriamo in quel di Gatwick e come previsto abbiamo perso l’ autobus per Bristol. Per ingannare l’ attesa ingurgito due piadine-kebab confezionate,  somme prelibatezze come se ne trovano purtroppo solo nel Regno Unito, accompagnate da una birretta con gli altri al pub dell’ aeroporto, dove ho modo di constatare che l’ atmosfera nei miei confronti (e nei confronti del mio essere un presunto menagramo) si è fatta alquanto pesante.

Finalmente saliamo sullo stramaledettissimo autobus per Bristol per spararci tre orette previste di viaggio quando la nostra attenzione cade sul fittissimo traffico della tangenziale londinese, saranno solo tre ore di viaggio, mmmhhh??? Come se non bastasse, il tragitto prevede anche di fare tappa in più gates dell’ immenso aeroporto di Heatrow il ché fa ulteriormente allungare l’ interminabile viaggio, durante il quale ci svacchiamo alla bell’ è meglio. L’ arrivo a destinazione genera in me un’ esclamazione non particolarmente gradita da Brumbu (siamo già a Bristol?) e finalmente arriviamo alla stazione degli autobus dove ci aspettano Scarpentà, Despennà e Chiara.

Ci sistemiamo in ostello e belli stanchi andiamo subito a cenare, visto che tra una cosa e l’ altra sono le 21 passate e la mia scelta cade su un buon chili con carne, ovviamente accompagnato da qualche guinness. Una volta riempiti i nostri stomaci ci concentriamo ulteriormente sui nostri fegati e ci concediamo una tappa in un pub particolarmente affollato caratterizzato da una scelta di birre insolitamente aromatizzate. Concludiamo la serata con un improvvisato cineforum nella saletta video dell’ ostello dove la mia attenzione cade su un dvd che definire “d’ autore” è dire poco rispondente al titolo di “Nazi Zombie”. Purtroppo la mia scelta non è condivisa dai superstiti che optano per la visione di “Legion”, film già conosciuto dal Bocia in lingua originale, scelta da me non condivisa e che mi porta a riposare le mie stanche membra.

 

SABATO 24 MAGGIO

Mi sveglio e Brumbu mi fa notare che come da tradizione il mio russare notturno si è fatto valere, che bello iniziare la giornata con una bella doccetta accompagnata da questa soddisfazione personale.

So di essere un palato fine e come è giusto che sia il breakfast mattutino lo accompagno con una salutare guinness, il the lo lascio ad altri. Dopo questa divagazione culinaria ci indirizziamo verso la stazione degli autobus dove come è giusto che sia ci rendiamo conto che il nostro mezzo per Cardiff è pieno e con questa constatazione ci dirigiamo bellamente alla stazione ferroviaria locale.

Qui la nostra attenzione si rivolge ad un gruppo di inglesotti grossolanamente mascherati da francesi, con tanto di basco e collana d’ aglio al collo, e ad un culturista che fa pacchianamente mostra dei suoi muscolacci con un amico (andasse in miniera).

Raggiungiamo la capitale gallese dopo un viaggio in treno bello pieno (chissà dove andrà tutta questa gente? In fondo a Cardiff c’è solo la finale di Heineken Cup, mah?!) e per ingannare l’ attesa ci fiondiamo in un pub per tracannarci qualche birra, dopodiché alcuni di noi, me compreso, fanno 2 passi in un negozio di souvenir e in un mercato nel quale mi concedo dei salutari noodles e dove la nostra attenzione viene attirata dal concetto molto flessibile di igiene che hanno i macellai locali, paese che vai usanze che trovi.

Ci dirigiamo verso lo stadio e visto che siamo in largo anticipo facciamo tappa nell’ attiguo impianto dei Cardiff Blues, dove ci dedichiamo ad una pausa shopping e dove, nel chiamare al telefono Fabio, la mia balbuzia da il meglio di sé con uno “slittamento di frizione” sulla lettera “C” di Cardiff di una decina di secondi.

Entriamo nel mastodontico Millenium Stadium, dopo essermi concesso un luridissimo fish & chips, e ci riforniamo di birre per la partita con la tensione che sale e l’ atmosfera tipica di ogni grande evento sportivo.

Pronti via e i Saracens vanno in vantaggio su punizione arginando discretamente le folate della corazzata Tolone ma sul finire del primo tempo un’ invenzione di Giteau manda lo stesso in meta e a metà partita la formazione francese conduce con un distacco comunque minimo. Nella ripresa sarà l’ aumento del pathos o cos’ altro fatto sta che Zapa comincia a deliziarci con i suoi miasmi rettali e con questa compagnia olfattiva assistiamo all’ evidente innalzamento di ritmo da parte del Tolone che va nuovamente in meta e che allunga ulteriormente grazie al piede magistrale di sir Johnny Wilkinson, alla sua penultima partita ufficiale, chapeau a lui anche se è inglese…

Una volta assistito alla bella premiazione usciamo dallo stadio e bellamente ci mettiamo in coda per prendere il treno del ritorno, circa un’ ora e mezza sotto la pioggia giusto perché in questi giorni non abbiamo buttato tempo in attese e code, vabbè… Il treno del ritorno, così come quello dell’ andata, è bello pieno e Zapa dà sfoggio di tutta la sua attitudine zingareggiante-barbona mettendosi a dormire in posizioni assolutamente innaturali in quello che dovrebbe essere il vano bagagli ingombranti della carrozza, il ragazzo non finisce mai di stupirci!

Una volta tornati in quel di Bristol, ceniamo nel locale della sera prima e tutti belli cotti, come in fondo è giusto che sia, ce ne andiamo mestamente a letto.

 

 

 

 

DOMENICA 25 MAGGIO

Il risveglio è caratterizzato dalle solite imprecazioni di Fabio sui miei rumori notturni tali da averlo a suo dire portato anche alla violenza fisica nei miei confronti, cosa della quale assolutamente non ho avuto sentore, il tutto accompagnato dal suggerimento del martire che dormiva sotto di me di mettermi una spina della corrente in bocca, idea geniale.

Da vero uomo quale sono azzardo un paio di bermuda (così come Despennà) ma la simpatica arietta mattutina mi fa pensare che forse non sono poi così virile come credevo e con questa constatazione facciamo la solita abbondante colazione, resa ancora più abbondante dalle “donazioni” dei miei compagni di viaggio, evidentemente non così allenati in questo campo. La temperatura non proprio primaverile ci accompagna nel nostro giro del porto e all’ ennesima pausa birretta finalmente scopro in maniera del tutto casuale che lavoro svolge Chiara, udite udite: “Customer Care”, mica pizza e fichi. La scoperta appena fatta mi fa vedere il mondo con occhi diversi e con questo orizzonte infinito davanti a me mi adopero con gli altri per trovare un posto in cui pranzare, scelta che cade su un pub barcone-produttore di ottime birre artigianali. Pranziamo sul tetto del medesimo e tra le altre cose mi sollazzo fotografando Luca che inizia in maniera evidente a dare segni di cedimento fisico.

La successiva tappa-birretta la facciamo nel dehor di un pub dove la presenza di ubriachelli è abbastanza corposa dopodichè io,Zapa e John optiamo per una passeggiatina verso la cattedrale dove veniamo presto raggiunti dagli altri.

Durante l’ avvicinamento alla zona-ostello Emiliano da sfoggio di tutte le sue qualità illusionistiche (I’m A Magician) ma la cosa mi rallegra per poco tempo perché una volta giunti a destinazione un sudore freddo attraversa la mia schiena accompagnato da un restringimento rettale alquanto fastidioso: mi sono improvvisamente reso conto di aver perso il portafoglio, oggetto nel quale ho tra l’ altro i documenti, alquanto utili visto che sono all’ estero!

Fortuna vuole che il suddetto oggetto sia stato ritrovato da quella santa donna di Chiara nel tratto dehor ubriaconi-cattedrale ma come è giusto che sia i miei amiconi hanno voluto aspettare per rendermelo, saggiando i miei tempi di reazione che si sono rivelati abbastanza deludenti, come si suol dire tutto è bene quello che finisce bene, fiuuu…

Una volta allentata la tensione si rifanno forti in me gli istinti primordiali propri di qualsiasi essere vivente e assieme agli altri facciamo felice il Bocia optando per una cena al ristorante Thai, durante la quale il duo di simpatici maghi costituito da Zapa e John mi farà simpaticamente capitombolare a terra sfilandomi la sedia da sotto il culo (grazie John). La suddetta cena viene particolarmente gradita da Fabio che opta per una pietanza forse un pelo piccantina generante in lui abbondante sudorazione nonché copiosa lacrimazione.

Ci congediamo dalla coppietta Despennà-Chiara non prima che io mi sdebiti con quest’ ultima dando sfoggio delle mie somme qualità di prano-defeco-terapeuta, imponendo la mia mano sulla sua gonfia pancia (per più di un motivo a dire il vero) e aiutandola a liberarsi di tutto quello di troppo che ci opprime.

La serata la concludiamo con una passeggiata notturna per Bristol, accompagnati dai lerci e infangatissimi reduci di un festival elettronico tenutosi in un parco cittadino, concedendoci

un’ ultima birra in un piccolo pub avente l’ insolita caratteristica di essere dotato di 9 tavoli e ben 14 spillatrici tutte funzionanti, alla facciazza!!!

 

LUNEDI 26 MAGGIO

La sveglia era prevista per le 5:30 e già questo non è proprio il massimo della vita, se poi ci aggiungi che quel simpatico burlone di Emiliano si sbaglia e la mette alle 3:30 beh potete immaginare quale pacata reazione possa aver avuto Fabione, noto per essere particolarmente trattabile e di buon umore appena sveglio.

Non senza fatica ci ritroviamo nella sala dell’ ostello e il raccontare la minchiata di Zapa genera una prevedibile risatona isterico-collettiva che in parte ci dà la giusta carica per il proseguio. Alla stazione degli autobus nell’ attendere di partire io e Sergio restiamo impietriti davanti alla “Grande Bellezza” di un gabbiano che con il becco apre un sacco dell’ immondizia e accompagnati da tutta questa poesia prendiamo posto sul mezzo, che come previsto ci vedrà autori di una tremenda ronfatona di gruppo.

Giunti all’ aeroporto ci concediamo un ultimo sano breakfast accompagnato da svariate birre e quando ormai l’ imbarco sull’ aereo è prossimo io e Zapa non proprio saggiamente optiamo per la very last guinness, bevuta in fretta e furia, azione che in me genererà non proprio gradevoli conseguenze.

Una volta preso posto sull’ aereo comincio seriamente a pensare di aver sbagliato a non essere andato un ultima volta in bagno in terra britannica e la mia vescica notoriamente non resistentissima mi lancia segnali inequivocabili, con il panico che prende prepotentemente il sopravvento in me. Come se non bastasse ci si mette di mezzo l’ ennesimo ritardo in partenza e una volta che riusciamo finalmente a decollare l’ attesa di potermi alzare (maledetta spia spegnititi stronza!!!) si fa veramente spasmodica. Non so come ma con tutta la mia forza interiore riesco nell’ impresa eroica e con questa acquisita sicurezza finalmente riesco a rilassarmi e a trascorrere serenamente il rientro.

Atterrati sul suolo italico ci regaliamo un italianissimo caffè e preso posto in auto facciamo ritorno alla nostra amata Volvera, accompagnati dalle due splendide cose che amorevolmente ci hanno tenuto compagnia per tutto il tempo: pioggia e coda, le cose belle della vita…

SCOZIA 2007

 

Protagonisti:

Fino a domenica 25 Febbraio:

Bogetti Luca

Elia Manuela

Francisetti Giorgio

Gasparetto Marco

Sirigu Mariano

Fino a giovedì 01 marzo:

Artuffo Roberto (Bocia)

Bartolotta Fabio (Sblua)

Coggiola Dario (Coggiolino)

Coggiola Fabio (Brumbu)

Delussu Cesare

Elia Emiliano (Emy)

Malandrini Claudio (Io)

Rufinello Massimiliano (Il Biondo)

 

Ai quali si sono aggiunti ad Edimburgo:

Oddone Jacopo

Venanzio Roberto

 

 

GIOVEDI 22 FEBBRAIO

Mi presento puntualissimo all’appuntamento in sede e come al solito Max è in ritardo (assieme ai suoi cuginetti Coggiola), simpaticamente allora ci nascondiamo in modo da creare al loro arrivo un panico praticamente nullo. La solita coda mattutina fa da cornice al nostro viaggio verso l’aeroporto (accompagnati dal padre di Sblua) dove una volta arrivati facciamo la conoscenza del nostro compagno di viaggio Cesare; inoltre veniamo a sapere che Fabrizio è malato e forse ci raggiungerà domani.

Durante il viaggio Torino-Londra riesco stranamente a leggere e dopo poco più di un’ora atterriamo accompagnati dalla solita simpatica pioggerellina inglese. L’attesa dell’ aereo per Edimburgo viene come al solito sfruttata con qualche birra all’O’Neills Pub dopo di che ci indirizziamo all’imbarco incontrando niente popò di meno che Carmen Russo e consorte (il piagnone dell’ ”Isola Dei Famosi”) e qui il fattaccio: L’odioso addetto alla sicurezza dell’EasyJet (di altrettanto odiosa nazionalità inglese) sostiene che il mio zaino (tranquillamente fatto passare come bagaglio a mano a Torino) debba essere imbarcato e quindi mi rimanda al check-in, che naturalmente non trovo subito (il panico si è impossessato di me) e quando lo trovo è ovviamente chiuso! Fortuna vuole che quella gran persona di Mariano mi da una mano ed assieme ci rimettiamo in coda, ampiamente in ritardo. Riusciamo finalmente a superare i controlli e di corsa, assieme ad altri sei italiani, andiamo verso l’aereo che ormai sta decollando; Mariano cerca d’arruffianarsi l’addetta ma gli altri sei cominciano a fare i cafoni e questa giustamente ci manda a stendere. Cazzo a causa di un inglese di merda (ma allora se tutto il modo li odia evidentemente un motivo c’è) io e Mariano abbiamo perso l’aereo per Edimburgo!

Il santo sardo che mi sostiene non si perde d’animo e riusciamo a trovare gli ultimi due posti di un altro volo per Edimburgo che parte tra sei ore, peccato che sia dall’aeroporto di Luton che è a due ore di autobus da Stansted. Aspettiamo una buona mezz’ora il mezzo (ovviamente sotto la pioggia) dopo di che finalmente possiamo rilassarci un attimo, tanto a guidare ci pensa un corpulento britannico. Sull’autobus facciamo la conoscenza di Marco, simpatico ragazzo calabrese che lavora ad Aix En Provence e che sta andando a trovare un suo amico; tra una chiacchiera e l’altra Marco ci racconta del suo viaggio in Irlanda con i suoi amici: sessanta ore di furgone da Cosenza a Dublino!

Le due ore di tragitto passano tranquille tra strettissime strade di campagna dopo di che ormai al buio ci ritroviamo nel minuscolo aeroporto di Luton, dove saggiamente io e Mariano facciamo subito il check-in dopo di che ci “sollazziamo” al Burger-King e con qualche guinness.

In questa pausa Mariano viene attratto da una bella biondina con la quale interagisce per farmi fare una foto assieme (io con l’idioma locale proprio non me la cavo) da poter mandare agli ormai già “scozzesi”, foto che fa da presupposto ad una piacevole chiacchierata tra il sardo e l’inglesina, chiacchierata che si protrae fino al simpatico messaggio sullo schermo: LAST CALL! Minchia rischiamo di perdere anche questo aereo! Io, Mariano e la biondina ci esibiamo in uno scatto da centometrista che in particolare viene avvertito dal sardo, evidentemente non più in grandissima forma. Fortunatamente quest’aereo riusciamo a prenderlo e neanche un’ora dopo siamo al tanto atteso aeroporto della capitale scozzese, dove poi prendiamo una navetta che in una mezz’ora ci porta in centro.

Alla fermata ci aspettano Giorgio, Emy e Sblua gentilissimi nell’ accompagnarci al vicino ostello, che raggiungiamo passando per una ripida scalinata. Nel suddetto loco giustamente e prevedibilmente mi aspettano bramanti gli altri che iniziano simpaticamente a sbeffeggiarmi per la vicenda dell’aereo perso (vero tormentone di tutta la vacanza e di chissà ancora quanto tempo). Sopporto quanto sopra e bello stravolto mi corico.

 

 

VENERDI 23 FEBBRAIO

Vengo bruscamente risvegliato da Sblua e dopo una rapida doccia mi becco con gli altri per una tipica colazione del luogo a base di toast con dentro chissà che cosa; durante la medesima veniamo a conoscenza del definitivo forfait di Fabrizio (che sfiga tra l’ altro è lui che si è sbattuto per tutte le prenotazioni) e di quello temporaneo di Jacopo, che ci ha raggiunto a Edimburgo ma che arriva da quattro giorni di alcoolismo benefico in Irlanda, nel senso che tutti i proventi delle bevute sono andati in beneficenza.

In città iniziamo a beccare non pochi italiani (per la partita alla fine saremo oltre seimila); vengo a conoscenza del fatto che la sera prima Cesare si era perso più volte e quindi ogni tanto si controlla la sua presenza (Cesare Check!) dopo di che andiamo a visitare la cattedrale di St. Giles, dalla caratteristica cappella di legno e con varie effiges nobiliari. Dopo la visione dell’ edificio sacro ci dirigiamo verso il castello, vero “piatto forte” del turismo locale.

All’ ingresso compriamo una cuffietta (ovviamente in italiano) esplicativa della quale si appropria Dario, che in questo modo s’investe dell’ onore ed onere di farci da cicerone, ruolo ricoperto con alti e bassi. Dalle mura si può ammirare un panorama praticamente integrale della città, compreso lo stadio di Murrayfield che raggiungeremo domani. La visita procede a gruppi separati tra vari strati di cinte murarie, prigioni e mostre di memorabilia militare che per principio non mi trovano particolarmente interessato, eccezion fatta naturalmente per i gioielli della corona scozzese.

Una volta usciti dall’edificio (visto che ero con Gas e Manu cosa fatta naturalmente in ritardo rispetto agli altri ) c’indirizziamo al vicino Bar-negozio denominato “Scotch Whisky Experience” che diventerà un vero Motiv del viaggio,  locale dentro al quale sono presenti decine e decine di bottiglie del tipico liquore locale.

Dopo la nostra experience ci adoperiamo per il pranzo che effettuiamo in caratteristico pub a due piani, nel quale è presente un gruppo di ragazze locali particolarmente “allegre” e canterine. Io pranzo con il tanto famoso haggis, tipico piatto locale costituito da interiora di agnello tritate e cotte nello stomaco dell’ animale, qualcosa che a dirsi non parrebbe eccezionale ma che tutto sommato non è affatto male.

Dopo pranzo facciamo un po’ di shopping in un emporio di souvenir (con una graziosissima commessa mulatta) dove tra le altre cose io ed il Bocia acquistiamo il kilt, che indosso immediatamente e come da tradizione senza mutande!

Alla pausa shopping segue una discreta camminata propostaci da Max che ci porta, passando per una grazioso parco, a vedere lo “splendido” porto industriale di Edimburgo bello circondato da quartierini popolari, la cui visione scatena in noi un leggero diniego nei confronti della bionda guida. Torniamo quindi in direzione-centro dove tra gli altri incontriamo un gruppetto di bambini che ci sbeffeggia per la partita di domani (troppo sicuri di sé questi scozzesi!) e, tra lo stupore generale, i nazionali di rugby Pez e Canale con i quali ovviamente facciamo una foto assieme; Emy tra l’altro si diverte a deridere Pez in maniera neanche tanto implicita (fortuna vuole che domani il titolare sia Scanavacca) e torniamo a fare altre compere nel negozio di prima dove Dario abbozza un approccio alla simpatica commessa subito troncato dalla sua affermazione di avere quattro figli (alla quale assolutamente non crediamo).

Ceniamo poi in un enorme pub (ricavato da una ex banca) con la solita cucina salutista (hamburger e chili) che fa generare a Max una loffa nucleare a tal punto da far alzare nauseati i tipi del tavolo a fianco.

 

SABATO 24 FEBBRAIO

E’ il giorno della partita; il tragitto verso lo stadio lo percorriamo con una nuova unità di misura per le distanze, il pub. Le birre naturalmente si susseguono così come le foto con vari scozzesi, attratti dalle nostre caratteristiche parrucche azzurre ed in un paio di orette a piedi ci troviamo di fronte allo stadio, nella solita atmosfera di festa e tranquillità propria di uno sport si di combattimento ma assolutamente civile quale il rugby certamente è. Visto che siamo in largo anticipo possiamo tranquillamente metterci alla ricerca dei due biglietti che ci mancano (Manu e Gas) e il tutto si risolve in men che non si dica: troviamo i due tagliandi in un attimo perché la federazione scozzese mette in vendita i biglietti invenduti a prezzo di costo ed il ricavato va tutto in beneficenza, alla facciazza dell’ italianissimo bagarinaggio.

Dato il nostro forte anticipo prima dell’ ingresso alterniamo varie birre (in un bar dove è presente un coloritissimo e rumoroso gruppo di tifosi cagliaritani) a pause dal porcaro, dove mi pappo un hamburger ed un hot dog bello atomico (su raccomandazione di Dario alla “porcara” con much much onions).

Prendiamo posto all’interno dell’ impianto, in un settore in cui gli italiani sono numerosi. L’ingresso della formazione di casa è celebrato con fiammate che fanno il loro bell’ effetto dopo di che ci ritroviamo agli inni, come al solito cantando a squarciagola il nostro ed in rispettoso silenzio per quello avversario.

Inizia la partita: Max va rapidamente al bagno e si perde la prima meta dell’Italia (pallone calciato dall’apertura scozzese e contratto da Mauro Bergamasco, abile nel raccoglierlo e schiacciarlo) che arriva dopo una manciata di secondi, noi naturalmente non glie lo facciamo pesare per niente dopo di che ci guardiamo allibiti tra noi, è proprio vero! Nei cinque minuti seguenti due cappelle del mediano di mischia locale generano altre due mete dell’Italia (intercetti di Scanavacca e Robertson) alchè ci riguardiamo in faccia, indecisi se siamo troppo ubriachi o è proprio vero, buon per noi che si tratta della seconda ipotesi!

Poco dopo la Scozia accorcia le distanze con una meta favorita da un velo dell’arbitro e la prima frazione di gioco si chiude con un calcio di punizione per parte. Risultato al riposo: Scozia 10-Italia 24, chi ci avrebbe mai creduto!

La pausa viene riempita con l’atterraggio di tre paracadutisti (che non centrano l’obbiettivo e questo per la cabala a noi va bene) e l’impressione che ci sarà da temere un forte ritorno degli scozzesi crea in noi non poca tensione. Riparte il match ed, in effetti, la Scozia preme; una nostra dormita difensiva favorisce la meta di capitan Paterson (trasformata) portando il risultato sul 17-24 e facendoci aumentare non di poco il pepe al culo. Il calo fisico poteva anche starci visto che stavamo difendendo da un po’ ma qui è venuta fuori una splendida Italia capace di riportarsi all’attacco, di dominare nelle mischie ordinate e di assediare gli scozzesi nella propria area dei ventidue.

Questa ventata d’orgoglio ci porta due calci di punizione ed una bella meta di Troncon, sostenuto dalla nostra mischia; il risultato è un miracoloso 17-37 ed a nulla servono gli ultimi sussulti scozzesi perché il risultato non si muove. I tifosi locali cominciano ad abbandonare lo stadio prima della fine e la nostra gioia esplode incontenibile, siamo testimoni della prima storica vittoria esterna della nostra nazionale nel Torneo delle Sei Nazioni, ancora non possiamo crederci!

Usciamo festanti dallo stadio e nugoli di bambini locali sportivamente c’inneggiano, alcuni di noi regalano loro le parrucche azzurre (non io che notoriamente sono un po’ tirchio) e l’atmosfera di festa si fa davvero elettrizzante; i tifosi avversari non finiscono di complimentarsi con noi e quasi quasi qualche lacrima di gioia mi scappa. Mi si perdoni lo sfogo, ma in tutto questo il da me odiatissimo calcio ce lo potrà sempre puppare!

I pub sono tutti belli pieni perché inizia Irlanda-Inghilterra e allora ci dirigiamo al locale di ieri sera, enorme ma bello pieno anch’esso. La visione della partita mi rallegra perché la da me amata Irlanda trita la da me altrettanto odiata Inghilterra e mi riempie di gioia vedere come il pubblico locale esulti ad ogni punto dei verdi (tornando alla mia disavventura all’ aeroporto: se tutto il mondo odia gli inglesi deve proprio esserci un motivo!).

Vediamo anche Francia-Galles e nei bagni su richiesta di due alticce ragazze mostro le mie pudenda alzandomi il kilt, dopo di che nell’ uscire dal locale incontriamo casualmente il cugino calabrese di Salvatore Lacopo (marito di mia cugina).

Una simpatica pioggerellina ci accompagna, oltre alla celestiale visione di sei ragazze vestite (o sarebbe meglio dire svestite) da conigliette che corrono con i tacchi a spillo sul pavè! Nel dirigerci all’ostello incocciamo un uomo che inizialmente dava l’impressione di telefonare appartato contro una vetrina ma che ad uno sguardo più attento si rivela essere un ubriaco che in posizione assolutamente innaturale sonnecchia; questa insolita visione genera in noi il desiderio di pisciare a bordo strada e per questo veniamo redarguiti da un’ automobilista ferma al semaforo (come se la cosa ci interessasse).

L’ ultima tappa obbligatoria prima della buona notte la compiamo alla cattedrale di ieri, al di fuori della quale è presente un cuore di ciotoli (Heart Of Midlothian) inseriti nel marciapiede, antico luogo d’esecuzioni, che secondo “nobile” tradizione porta fortuna ai passanti che vi sputano sopra. Com’è ovvio noi naturalmente e con molta signorilità non ci sottraiamo a questa tradizione.

 

DOMENICA 25 FEBBRAIO

Lasciamo il nostro ostello ad Edimburgo e ci dirigiamo con la navetta verso l’aeroporto, dove saluteremo Giorgio, Mariano, Luca, Gas e Manu. Una volta sul mezzo mi rendo conto che non ho neanche salutato Jacopo e il suo amico aostano (Roberto), sono proprio un cafone!

Arrivati all’aeroporto abbiamo la piacevole sorpresa di incontrare gli eroi di ieri pomeriggio in partenza (tra cui un Ongaro bello segnato dalla partita, con tanto di collare ed occhio nero) con i quali grazie alla loro disponibilità facciamo delle foto assieme (nel mettermi in posizione goffamente faccio cadere un separatore da dehor causando non poco rumore) dopo di che dopo una salutare colazione italiana salutiamo i nostri partenti.

Ci dirigiamo in seguito al noleggio del furgone che ci accompagnerà per tutto il nord della Scozia, un ampio mezzo a quindici posti (noi siamo rimasti otto) sul quale ci disponiamo con un ottimo spazio per tutti. Neanche il tempo di partire ed il Bocia inserisce nell’autoradio un cd di tipica musica scozzese comprato il giorno prima, mix di brani che sarà la nostra vera e propria colonna sonora.

Un breve spostamento ci permette di raggiungere la cappella di Rosslyn, edificio sacro reso famoso dal recente film “Il Codice Da Vinci” nel quale per poter entrare dobbiamo aspettare che termini la messa domenicale. L’esterno purtroppo a causa di lavori di restauro è ricoperto da un’impalcatura ma fortunatamente la parte interna (probabilmente quella più interessante) è fruibile senza restrizioni e da subito vengo attratto dalle numerosissime decorazioni scultoree, che apprezzo maggiormente e con più senso critico grazie a Dario che mi fa da cicerone, accompagnato da apposito depliant. Probabilmente la nostra visita a tappe si protrae un po’ troppo per le lunghe e ad un certo punto quella persona assolutamente insensibile al fascino dell’ arte che è il Coggiolone ci fa notare che gli altri ci aspettano fuori già da un po’.

La tappa successiva del nostro peregrinare sarà la città di Stirling, che ha dato i natali all’ eroe nazionale William Wallace (visto che ha ucciso non pochi inglesi trattasi anche di un mio personalissimo eroe!). Facciamo pranzo al “Burger King” locale dove io e Dario veniamo attratti dalla locandina del doppio burger (“Sei uomo abbastanza?”) e com’è giusto che sia io lo prendo triplo, esperienza culinaria tutt’altro che semplice. Vengo poi sedotto dal gelato di Sblua e in un po’ di tempo, tra l’ilarità degli altri e con non poche difficoltà linguistiche, riesco anch’io ad ordinarne uno.

Una lunga salita fa da preambolo al caratteristico cimitero cittadino ed al castello che non visitiamo a causa del costo del biglietto probabilmente eccessivo, ma dal cui piazzale possiamo ammirare la bellissima spianata, nella quale più e più battaglie sono state combattute. La visione del monumento nazionale a William Wallace (o secondo Cesare “Handy Wallace?!”) fa crescere in noi la voglia di visitarlo ma una volta arrivati nelle sue vicinanze capiamo che purtroppo ha appena chiuso per cui la nostra tappa si limita a qualche foto esterna di rito e nulla più.

Data la distanza che ci separa da Inverness (arrivo giornaliero) decidiamo di velocizzare lo spostamento che viene effettuato su statale (il concetto di Autostrada in Scozia non mi è chiarissimo) e sotto una fitta pioggia, spostamento che accompagno con un po’ di buona musica dal mio fido lettore mp3.

Arrivati ad Inverness a causa di vari sensi unici fatichiamo non poco a trovare l’ostello ma alla fine con un po’ di buona volontà riusciamo nell’operazione. A differenza di Edimburgo veniamo sistemati tutti in un’unica camerata, presagio questo a turbolenze notturne di vario tipo ed assolutamente temibili. Dopo due passi nella cittadina ormai praticamente deserta ceniamo in un intimo pub anch’esso deserto, dove la gentilissima moglie del gestore ormai andata a casa torna per permettere al marito di cucinarci un pasto che rispetto alla media fin qui assaggiata sicuramente non è per niente male, pasto accompagnato da qualche birretta e dal sommo piacere di un whiskino,dopo di che assieme agli altri mi sistemo un po’ stanco in camera.

 

LUNEDI 26 FEBBRAIO

Il risveglio è abbastanza traumatico perché assieme al Coggiolone mi è toccato dormire vicino alla finestra; quindi la bisa mattutina si fa subito simpaticamente sentire accompagnata al melodioso “vociare” dei gabbiani. Come se non bastasse durante l’attesa per andare in bagno a me e ad altri ospiti dell’ostello (non tutti della nostra camera) ci tocca sorbire la visione del mio per nulla aggraziato compagno di stanza bucolicamente svaccato su un divanetto dell’entrata, roba da accapponare la pelle!!!

Partiamo di buona lena e subito costeggiamo il lunghissimo lago di LochNess, ai bordi del quale facciamo qualche foto caratteristica accompagnata dalle solite loffe mattutine; nonostante i nostri innumerevoli richiami Nessie non si fa vedere ed in non molto tempo ci ritroviamo a Fort Augustus, cittadina famosa per le sue dighe fluviali, sulle quali naturalmente non ci tiriamo indietro per un’altra tappa fotografica.

Noto che i cartelli nella zona cominciano ad essere in doppia lingua (inglese-celtico) e questa mia annotazione viene accompagnata da una tonificante pausa caffè (solita brodaglia calda) ed experience annessa. Dopo un breve spostamento ci ritroviamo all’Eilean Donan Castle, che oltre ad essere uno dei più bei castelli scozzesi è famoso anche perché ci è stato girato il film “Highlander l’ultimo immortale”. Come per il monumento a William Wallace la fortuna non ci arride ed il monumento è chiuso al pubblico e quindi visionabile solo dall’esterno. Emy come sempre da sfoggio della sua passione per la natura e mettendo le mani chissà dove se le ritrova con un fetido odore misto di pesce ed alghe, odore questo che anche una volta lavate faticherà ad andare via.

Il passaggio sullo Skie Bridge fa da ingresso alla omonima isola, tipica meta turistico-estiva scozzese che grazie al bel tempo giornaliero potremmo assaporare appieno. Ci dirigiamo subito in direzione della distilleria Talisker, dove viene distillato l’unico Single-Malt dell’isola, ma a causa di lavori le visite sono interrotte alchè non ci resta che comprare una bottiglia di whisky al negozio aziendale, riproponendoci non troppo convintamene di farcelo durare qualche giorno.

I paesaggi che fanno da sfondo alle nostre fotografie sull’isola si riveleranno assolutamente splendidi, da togliere quasi il fiato, cosa questa accentuata come già detto dalla nostra fortuna di aver trovato una splendida giornata di sole.

Facciamo tappa al Dunvegan Castle che naturalmente becchiamo chiuso, quindi ci rilassiamo con due passi nel locale giardino e con una tappa-shopping dove io concludo l’acquisto dei miei souvenir e Coggiolone acquista una caratteristica birra locale oltre alla mascotte ufficiale del tour, un pupazzetto di bue Angus simpaticamente ribattezzato “Hei Gay”(non si tratta di un errore). L’ultimo spostamento della giornata in direzione Portree (capoluogo dell’isola) viene accompagnato da innumerevoli pecore e cervi a bordo strada, tutti immersi nei soliti caratteristici paesaggi. Arrivati nella cittadina non fatichiamo a trovare l’ostello (ricavato dall’ex ufficio postale) e facciamo spesa nel locale supermarket per la colazione di domani, pasto che come promesso ci verrà preparata dal Bocia. Una guinness di rito fa da aperitivo alla nostra abbondante cena (di fatto non abbiamo pranzato) in un locale ampio ma forse un po’ impersonale cui fa seguito qualche altra birra in un piccolo pub dove fa sfoggio di se’ un salmone appeso al muro dalla mole assolutamente non indifferente.

Ci ritiriamo in camera dove diamo sfoggio del nostro alcoolismo e di tutta la nostra bassezza di propositi scolandoci la bottiglia di Talisker comprata nel pomeriggio e che avrebbe dovuto durarci qualche giorno.

La buona notte mi viene data dalla celestiale visione di Coggiolone che strappa le mutande ad Emy, responsabile di aver troppo insistentemente chiesto di scolarsi la birra comprata anch’essa nel pomeriggio dal mio corpulento compagno di stanza.

 

MARTEDI 27 FEBBRAIO

La giornata inizia con una colazione che come da promessa del Bocia (garanzia di qualità) si presenta bella atomica, forse anche grazie alla mia bestialità che non mi fa sottrarre al tris di tutto, fagioli e pancetta compresi.

Lasciamo l’isola sotto una fitta pioggerellina che purtroppo ci accompagnerà per tutto il giorno, rovinando di fatto la nostra tappa per le highlands e riducendo per conseguente scelta il nostro spostamento. Il tragitto viene percorso si di una stradina stretta costeggiata dalle ormai immancabili pecore. Le montagne che costeggiamo se è vero che perdono di attrattiva fotografica a causa del maltempo è altresì vero che grazie a questo acquistano di fascino, stagliandosi nella nebbia.

Chiediamo indicazioni ad un autostoppista visibilmente brillo e facciamo pausa-caffè in uno sperduto baretto a bordo strada dopo di che ci fermiamo una mezz’oretta alle Rogie Falls, caratteristiche cascatelle leggermente innevate dove io in tutta la mia goffaggine ed anche grazie alle mie leggerissime scarpette da ginnastica non mi ritrovo del tutto a mio agio.

Lo spostamento verso Aviemore viene effettuato rapidamente e di buon’ora ci ritroviamo nella suddetta località, di recente costruzione e dallo scarso fascino. Troviamo sistemazione in un ostello con tanto di bagni in camera, attiguo al pub dove decidiamo di cenare e dopo aver sistemato i bagagli data l’ora tutt’altro che tarda alcuni di noi decidono di fare due passi per il paese. Scopriamo così che tale cittadina nonostante il fatto che non sia tanto più alta di mille metri s.l.m. è una tra le località sciistiche più famose di tutto il Regno Unito, nonché luogo famosissimo per la pesca al salmone. Pensare che da noi a mille metri si va funghi, mah?!

Ceniamo nel già nominato pub attiguo al nostro ostello, dove mi sollazzo con dell’ ottimo salmone altrettanto ottimamente cucinato. La nostra cena viene accompagnata da due bottiglie di vino francese (il nostro ottimo vino per motivi di tasse nel Regno Unito è praticamente introvabile, un vero affronto!) offerte dal simpaticissimo gestore, che alla fine del pasto si dimostrerà ancora più ospitale offrendoci anche un giro di ottimo whisky.

Finita la cena una birretta tira l’altra, una chiacchiera tira l’altra, fatto sta che una normalissima discussione tra me e Sblua su diverse concezioni di quello che per noi è il rugby porta questo a definirmi non più di un povero frustrato che nella propria vita si interessa di rugby perché non ha nient’altro, uno sfigato che si è preso l’onere di pulire la nostra sede perché tanto non ha altro da fare!

Inutile negare che certe parole fanno male forse più di una coltellata al cuore, soprattutto sintomatiche di una riconoscenza nulla per gli sforzi fatti in tanti anni; a parziale soddisfazione personale mi viene da pensare che tali affermazioni mi sono state rivolte da una persona che per me non è null’altro che un ragazzino infantile, superficiale e tremendamente vuoto.

Con tale considerazione personale e dopo non meno di quattro experience mestamente mi metto a dormire in camera dove dopo neanche un quarto d’ora mi toccherà prendere a calci Emy nel tentativo fortunatamente riuscito di farlo smettere di russare.

 

MERCOLEDI 28 FEBBRAIO

Il programma della giornata prevede la visita ad almeno una distilleria di whisky, visto che ci troviamo nello Speyside, ovvero sia la zona della Scozia a più alta concentrazione delle medesime.

Rispetto a ieri il paesaggio si è fatto più dolcemente collinare ed a bordo strada oltre alle immancabili pecore scorgiamo anche non pochi fagiani. Decidiamo come per i giorni precedenti di fare un’abbondante colazione per poi saltare il pranzo e come altre volte tale scelta genererà in me un respiro alquanto affannato, causato certamente dalla quantità di cibo assolutamente non indifferente che ingerisco.

La distilleria che visitiamo è la Glenfiddich, caratteristica per la purezza della sua acqua. La visita inizia con la visione di un filmato un po’pomposo dopo di che la simpatica guida ci accompagna per la ditta facendoci vedere tutte le fasi produttive ed in conclusione ci offre gratuitamente un paio di experience. Effettuiamo qualche acquisto al locale negozio (Sblua acquista una bottiglia ingenuamente convinto di riuscire a portarla in Italia) e delle foto ad alcune vacche Angus che pascolano li vicine (Hey Gays!!!), vacche che secondo quanto detto dalla guida si abbeverano con l’acqua di scarico della distilleria che dovrebbe renderle alquanto contente.

L’ultima tappa prima del nostro arrivo giornaliero (St.Andrews) la effettuiamo ad un castello baronale con tanto di parchetto attiguo dove il Coggiolone fortunosamente trova un berretto per terra; la discreta bisa che ci circonda ci fa presto risalire sul furgone e tramite rapide statali ci rimettiamo in viaggio passando per Aberdeen e Dundee, due tra le più importanti città scozzesi.

Durante il tragitto io simpaticamente faccio sobbalzare dal sonno il Coggiolone tra l’ilarità generale (meno ovviamente la sua) e all’imbrunire ci troviamo a St.Andrews, cittadina universitaria patria mondiale del golf. Fatichiamo non poco a trovare l’ostello, il cui ingresso è bello nascosto in un vialetto; una volta trovato posto in camera e resici conto della simpatica e forzata illuminazione a lume di candela di uno dei due bagni ci prodighiamo per la cena, facendo due passi per il centro ed incocciando più e più negozi di articoli sportivi dedicati allo sport delle diciotto buche.

Dopo vario peregrinare decidiamo di cenare al messicano sotto l’ostello (sempre per la gioia dei nostri intestini) dove mangio dell’ottimo salmone in salsa agrodolce dopo di che facciamo due passi sulla costa, fiancheggiando le affascinanti rovine della locale cattedrale, come al solito rasa al suolo dai simpaticissimi inglesi.

Concludiamo la serata al GinHouse, grosso discopub particolarmente frequentato da giovani, dove il Biondo simpaticamente collassa su un divanetto e dove al bancone facciamo la conoscenza della simpatica Emily, barista innamorata dell’Italia (e con un nonno italiano) che parla un ottimo italiano. La giovane ci racconta della sua esperienza come baby-sitter a Cento (Fe), della diversa (e da lei maggiormente apprezzata) vita in Italia, del suo corso di studi e di come in città purtroppo la maggior parte degli studenti siano inglesi ed americani, per sua stessa ammissione quasi tutti dei “fighetta”!

 

GIOVEDI 01 MARZO

E’ il giorno del ritorno a casa. Partiamo abbastanza presto perché da St.Andrews all’aeroporto ci sono una cinquantina di chilometri e preferiamo tenerci tranquilli con gli orari (se non siamo saggi e morigerati noi chi può dire di esserlo!); visto che siamo indubbiamente in largo anticipo facciamo colazione in una pasticceria-caffetteria di una cittadina del tragitto dove io e il biondo assaporiamo dei panini con del davvero ottimo patè di cipolle dopo di cui io mi faccio attrarre dalla brioche alla panna montata del Bocia imitandolo nell’acquisto, scelta che si rivelerà azzeccatissima.

Consegniamo il furgone in perfetto orario, cosa assolutamente strana per i nostri standard, e ci ritroviamo ad aspettare la navetta sotto un venticello che definire freddo è un sottile eufemismo, fortuna vuole che ci sia una provvidenziale pensilina.

Una volta arrivati all’aeroporto effettuiamo subito il check-in dove il mio zaino a causa delle numerose fibbie viene caricato a parte tra i bagagli speciali, iniziando così a creare in me una certa tensione sicuramente alimentata dall’esperienza negativa dell’andata.

Come avevamo previsto la bottiglia di whisky Glenfiddich comprata il giorno prima da Sblua non la fanno caricare sul suo bagaglio a mano per cui non ci resta che effettuare l’ultima experience asciugandoci la medesima in non più di un quarto d’ora, performance quest’ultima che verrà particolarmente avvertita da Cesare, che simpaticamente si ritroverà a sorriderci dai divanetti con sguardo parzialmente inebetito dall’alcool.

Il volo Edimburgo-Londra parte in perfetto orario e durante lo spostamento il Biondo socializza volente o dolente con uno scozzese assolutamente ubriaco che durante tutto il viaggio non farà altro che stringerci ripetutamente la mano, versare vino bianco per terra, rischiare di perdere il passaporto più volte, dare ripetutamente del “monkey” ad Emy ed infine ascoltare musica a volume improponibile con il lettore mp3 fattosi prestare da me (meglio tenersele buone certe persone).

Arrivati a Londra-Stansted non ci resta che aspettare come al solito ore ed ore all’O’Neill Pub dopo di che ci becchiamo un check-in lunghissimo che parzialmente ci fiacca e che non fa che accrescere in me la tensione per il ritorno a casa.

Per fortuna non ci sono intoppi e ci ritroviamo su un aereo pieno in ogni ordine di posti sul quale da subito la temperatura si fa altissima. Io con precisione svizzera finisco la carica delle pile del mio lettore mp3 quindi non mi resta che imitare il mio vicino di posto Emy cercando di sonnecchiare un po’ (cosa che a lui riesce sempre naturalissima), unica cosa fattibile nell’attesa di appoggiare le nostre nobili natiche sul suolo italico.

Atterriamo in patria in perfetto orario e una volta scesi dall’aereo l’attesa per entrare in possesso del mio bagaglio si fa spasmodica, ma fortunatamente tutto va per il verso giusto e rientro in possesso del mio amatissimo zaino.

Come se non bastasse a degna conclusione di un viaggio per certi versi eroico (per quanto riguarda l’esperienza sportiva di sabato) ad accoglierci c’è anche un comitato d’accoglienza di prim’ordine costituito dalla banda della club house.

Sono proprio tornato a casa, e pensare che dopodomani sera c’è anche la finale di Sanremo!!!!!

IRLANDA 2010

 

 

Protagonisti

 

Da lunedì 01 febbraio:

Artuffo Debora

Artuffo Roberto

Asti Alice

Coggiola Dario

Coggiola Fabio

Dattilo Lara

Gasparetto Marco

Lacopo Diego

Leone Matteo

Malandrini Claudio

Morichi Fabrizio

Ornella Alessandro

Ruggeri Sergio

 

Da venerdi 05 febbraio:

Bogetti Luca

Rizzo Lorenzo

Rufinello Massimiliano

 

 

 

LUNEDI 01 FEBBRAIO

Mi sveglio bello come il sole alle cinque e la doccia riduce almeno in parte i postumi della festa di addio ad Elliot e di arrivederci a “Piacenza” (due miei compagni di squadra). Lascio casa mia e attraverso la mia bella Volvera al buio più totale, levandomi lo sfizio di “fare la stecca” ad Alessandro Ariganello, mio collega che aspetta l’autobus per andare al lavoro.

Saliamo sul pullman che ci porterà all’ aeroporto di Linate e subito si scatena un maxi abbiocco generale, caratterizzato però dal simpatico fatto che l’impianto di riscaldamento del mezzo non funziona e obbligandoci quindi alla bisa più totale. Il sorgere del sole viene accompagnato dall’ingresso in tangenziale a Milano che come ovvio coincide con una coda non indifferente di auto.

Arrivati all’ aeroporto svolgiamo subito le operazioni di imbarco e sembra che tutto vada per il meglio quando ecco che veniamo a contatto con una realtà che ci accompagnerà per tutto il tour:

la non certo eccezionale puntualità dei voli AerLingus.

Il volo inizialmente viene dato in ritardo di una mezz’oretta alla quale però poi se ne aggiungono altre per un totale di tre ore belle piene, non c’è male davvero!

Il volo di circa due ore è come da tradizione caratterizzato da un perfetto mix di lettura, lettore mp3 e pennica globale. Arrivati a Dublino recuperiamo i bagagli da imbarco e ci dirigiamo subito al noleggio-auto dove scopriamo che il da noi sponsorizzato autista Diego Lacopo non può guidare o ha comunque delle forti restrizioni a causa della sua giovane età, nonostante il fatto che sia fornito di praticamente tutte le patenti. In conclusione i due autisti dei mezzi sono Bocia e Gas e una volta recuperati i mezzi (un furgone e un’auto) ci dirigiamo verso Kilkenny.

Nel tragitto io procedo nella lettura del mio libro-indagine sul mondo dei “simpaticissimi” celerini e come diventerà norma per tutto il tour mi lascio sopraffare da quell’ infamello di Orfeo.

Arriviamo nella cittadina di Kilkenny quando è ormai buio e con alcuni di noi mi concedo la prima meritatissima guinness in terra irlandese.

Effettuata la sistemazione in ostello ci dedichiamo alla doverosa spesa di schifezze e birra nel vicino SPAR, dopodiché ci dirigiamo verso il centro città per ribeccarci con il clan Artuffo e Lara che sono sistemati in un B&B un po’ fuori paese. Il pre-cena lo dedichiamo ad un ulteriore guinness e Fabione simpaticamente inizia a martellarmi sul fatto che non sia più tanto ggiovane (doppia g voluta). Pasteggio con dell’ ottimo salmone (da me particolarmente amato) e dopo il pasto ci stabilizziamo in un pub vicino dove suonano musica folkloristica, pub consigliatoci dal cantante che di fretta ci aveva superato poco prima.

I superstiti della serata, tra cui anche la mia persona, fanno poi ulteriore tappa nel pub di fronte ricavato da una ex-banca e caratterizzato da divani particolarmente traditori e corpulente nonché particolarmente fascinose clienti donne (simpaticamente ribattezzate “Moby Dick” e “La Porca Assassina”). Mi dirigo verso il bagno attraverso le labirintiche scale e una volta effettuate le operazioni di scarico vescica mi rendo conto che gli altri dando sfoggio di fine senso dell’ humour mi hanno lasciato da solo, burloni! Esco dal locale ed immediatamente rintraccio i fini umoristi italioti dopodiché rientriamo in ostello, dedicandoci a dei salutarissimi sandwiches con la roba comprata da Sergio, da noi in maniera assolutamente ipocrita criticato per questo. La buona notte ci viene data dalla perla di saggezza di Orny che sostiene siano presenti delle palline  di carboazoto nelle lattine di guinness (anche se, va detto, una volta tornati in Italia scoprirà che si tratta di semplice azoto) e per questo platealmente mandato a stendere da un Morichi che ormai sonnecchiava ma che certamente non è insensibile alle boiate particolarmente evidenti.

 

MARTEDI 02 FEBBRAIO

Il risveglio è come da copione caratterizzato da flatulenze varie quindi giustamente cerchiamo di riassestare il nostro pancino con un full irish breakfast, cosa c’è di meglio?

Una visita alla locale cattedrale (dove io e altri non entriamo) si rivela ottima occasione per sbeffeggiare Orny (ribattezzato a ragione l’ornitologo) che in mattinata ha confuso corvi con gabbiani, o per meglio dire gabbiani neri con corvi albini, mah???!!!

Il tragitto verso il castello mi vede acquistare una mazza da hurling, acquisto che dall’ espressione facciale di Fabione intuisco lui non condivida particolarmente. Visitiamo il castello (che in fin dei conti è forse più un palazzo) e in conclusione della visita io, Gas e Lara decidiamo, forse attratti dalla circostante ambientazione particolarmente elegante, di lasciare un simpatico ricordino organico nei locali bagni, che nobiltà!

Ritorniamo alle auto e anche Sergio si concede l’acquisto di una mazza da hurling (già sogniamo delle sfide epiche in piazza a Sangano) dopodiché ci dirigiamo verso Cashel, dove una volta arrivati Sergio apre il baule del furgone facendo cascare praticamente tutta la roba ammucchiata alla bell’è meglio. Nel raggiungere la locale rocca Matteo ci illumina con la sua somma saggezza camminando all’indietro nella salita verso il complesso e non vedendo quindi il simpatico gradino che lo fa altrettanto simpaticamente capitombolare.

Visitiamo la rocca, maniero ampiamente diroccato dall’ indubbio fascino ma che forse non merita appieno l’esborso del biglietto (nove euri) e scendendo verso il paese la nostra attenzione viene catturata da un’ auto rossa colma all’inverosimile di giornali d’ ogni tipo dopodichè su suggerimento delle fumne ci adagiamo in una caffetteria per pranzare, locale dove non vi è la benché minima traccia di liquido alcolico, sigh!

Insolitamente pasteggio a base di salmone e questa mia ripetitività alimentare provoca la pubblica cazziata da parte degli altri. Non pago del mio pesciazzo nordico mi scofano anche i contorni rimasti di Dario e di Gas terminati i quali una rapida guinness nel piccolo pub attiguo riequilibria il nostro tenore alcolico.

Il solito abbioccone (favorito dalla digestione) accompagna il mio percorso in macchina che si conclude a Cork davanti al grande ostello già prenotatoci dal Morichi, sistemazione di più piani caratterizzato da camere lunghe e particolarmente strette nonché dalle nostre non poche difficoltà iniziali nel riuscire ad aprire le porte con i badge.

Una volta sistematici nelle stanze tramite i computer dell’ostello ci occupiamo di prenotare via internet le sistemazioni per i prossimi giorni, dopodiché nell’ uscire non mi accorgo dell’ insidiosissima scivolosità degli scalini bagnati tale da farmi capitombolare nell’ ilarità generale, arrivando ad un niente dal distruggere un ginocchio a Dario.

Il giretto serale per Cork viene interrotto da una tappa in un pub molto caratteristico e dalla forma insolita davanti alla fabbrica della Beamish, sorseggiando ovviamente un po’ di omonime pinte.

Ceniamo con dei kebab “discretamente” piccanti e particolarmente cipollosi che non sono particolarmente graditi da Sergio e nell’ uscire dal locale riusciamo a fregare il cappello a Orny mentre è al bagno; peccato che il simpatico scherzetto venga rovinato dall’ altrettanto simpatico Matteo che, vuoi per ingenuità o per innato istinto infamello spiffera subito tutto al nostro sprovveduto compagno di viaggio.

La serata continua con una passeggiata per il centro dopodiché iniziamo a decidere in quale pub alcolizzarci per il proseguio della serata e, come è ovvio e forse giusto che sia la mia scelta viene scartata all’ unanimità da quei simpaticoni dei miei amici.

Entriamo in un pub particolarmente grande dove è previsto un concerto di un gruppo giovane e dalla cantante che, usando un sottile eufemismo, non fa della bellezza certamente la sua arma migliore (questo a ragione ci ha fatto pensare che fosse dotata di una gran voce). Il concerto si rivela gradevolissimo e come è ovvio le guinness fioccano a buon ritmo, con il nostro sollazzo nel vedere due ragazze locali che per tutta la sera “coglionano” due ometti (uno dei quali a nostro parere italiano o comunque latino) evidentemente infoiati ma altrettanto sprovveduti nell’ offrire da bere per tutta la serata alle due molto più sveglie pulzelle.

 

MERCOLEDI 03 FEBBRAIO

Il risveglio è un pelo traumatico a causa delle non poche guinness della sera prima; con una rapida doccetta sistemo in parte la situazione dopodiché mi rimetto a letto per un richiamino con il cuscino.

Facciamo un’ abbondante colazione dolce in ostello e lasciamo Cork, con la mia solita pennica d’ accompagnamento. Una rapida pausa caffè-torta interrompe il nostro tragitto verso Kenmare dove facciamo un po’ di shopping e sgranchiamo le gambe. Nel ripartire quel simpatico “omme’merda” di Orny scorreggia intenzionalmente nel finestrino lasciato aperto incautamente da Gas nell’altra auto (con tutti i passeggeri presenti nella stessa), facendola evacuare all’ istante e scatenando nei suoi ospiti feroci intenzioni di vendetta.

Non effettuiamo il giro del Ring Of Kerry perché troppo lungo ma ammiriamo comunque paesaggi splendidi nel Killarney National Park, bell’insieme di laghetti e brulle colline. Siamo talmente presi dalla bellezza del paesaggio che durante una pausa pipì Alice non si imbosca a sufficenza e viene beccata in flagrante da un automobilista di passaggio, cose che capitano.

Al tramonto facciamo qualche foto in una spiaggia dove alcuni temerari surfisti sfidano l’ oceano che è tutt’ altro che tranquillo; nel ripartire Orny tira un rutto fognatissimo che Debora dimostra di non apprezzare particolarmente tanto che accomuna il suo aroma al compost. Con questa nota di colore arriviamo nella piccola cittadina di Dingle e ci sistemiamo immediatamente in ostello, dove Dario scampa al pelo la provante esperienza di dormire in camera con me e Orny. Data la tarda ora facciamo subito compere per il breakfast che ci autogestiremo all’ indomani mattina e anche stavolta come l’ anno scorso sulle isole Orcadi la mia attenzione si concentra su un negozio di bei maglioni sfortunatamente già chiuso, che sfiga!

Sistemata la roba in frigo ci dirigiamo verso la zona del porto dove facciamo delle foto vicino al monumento del delfino-attrazione del paese e dove io e Sergio ci concediamo anche un momento di particolare intimità. Decidiamo di cenare in un pub vicino e nell’ attesa ci dedichiamo a scagliare meritatissime secchiate di merda addosso a Orny. Io mangio, non l’ indovinerete mai, salmone e con questa mia ennesima mangiata ittica ci dirigiamo verso un altro pub dove, IN TEORIA, avrebbe dovuto esserci un concertino. Sistematici nel pub continuiamo a sbeffeggiare Orny trovando più di una similitudine tra lui e la borsa-fantoccio di Lara quando, ad un certo punto, entrano due ragazzi già visibilmente alticci che caratterizzeranno il proseguio della serata. Quello che inizialmente sembra più brillo continua a chiederci se siamo spagnoli e quando noi gli facciamo presente che siamo italiani l’ unica cosa che sa rispondere è “Trapattoni”. L’ altro ragazzo inizia ad importunare le persone al bancone e per questo ad un certo punto il barista lo “invita” ad uscire ma questo subito cerca di rientrare con la forza; tale operazione viene interrotta con l’ energico atterramento tra gli altri anche della non più giovanissima ma evidentemente ancora energica barista e uno sgabello viene prontamente sfilato dalle mani di un irritato cliente un attimo prima che si schianti sulla schiena dell’ ubriacone. Tutta la scena acquista un’ ulteriore tocco di folklore perché in quel momento l’accompagnamento musicale del locale era “Yesterday” dei Beatles, canzone quanto mai azzeccata. Alla fine il concerto viene rinviato (sulla lavagnetta all’ ingresso) ed in conclusione annullato cosicché non ci resta che fregare portafogli e cappello ad Orny per allietare la serata, atto delinquenziale nuovamente smascherato dal candido Matteo.

Decidiamo di cambiare aria cercando un altro locale e nel mentre che tentiamo di compiere l’ opera becchiamo Debora con la figliolanza e Diego che si sono persi per il paese nel maldestro tentativo di trovare l’ ostello. Durante questa nostra improvvisata reunion incocciamo l’ ubriaco meno molesto che nuovamente ci chiede se siamo spagnoli e che subito dopo, nel voltarsi, sbatte terribilmente la fronte contro il montante della porta d’ ingesso di un pub, una botta assolutamente da antologia. Entriamo nel pub in questione dove suonano music tipica irlandese e dove vaga l’ altro ragazzo “lievemente” alterato che viene notato da un buttafuori con il quale dopo un po’ avrà uno scambio di opinioni. Assistiamo alla scena assieme ad una simpatica ragazza spagnola che lavora nel locale acquario e che definisce il tizio in questione uno “stronzo di merda”: il resoconto finale vedrà l’ arresto dell’ ubriaco, tenuto fermo da tre persone, e l’ occhio pesto del ragazzo della security. Degna conclusione di una comunissima serata da pub di Dingle, stando a quanto ci dice la giovane iberica.

Rientriamo in ostello e prima di andare a nanna ci rilassiamo in salotto tracannandoci come se niente fosse una bottiglia di irish whiskey comprata nel pomeriggio.

 

GIOVEDI 04 FEBBRAIO

Il duo culinario delle meraviglie Bocia-Debora ci dona il solito ottimo breakfast e ci prepariamo per partire accompagnati da una simpatica pioggerellina. Siamo tutti pronti alle auto e chi manca? Orny che è impegnato con il suo intestino in bagno! Il suo arrivo come è giusto che sia genera una cazziata con tanto di potente bestemmione da parte di Fabrizio.

Ci dirigiamo verso un traghetto che permette di evitare una profonda insenatura, traghetto che perdiamo per un niente anche a causa dell’attività digestiva di Orny, dovendo quindi aspettare una bella oretta mangiando le poche porcate che sono rimaste nei bauli delle auto.

Una volta scesi dal traghetto facciamo pausa-carburante e sperimentiamo la proverbiale ospitalità irlandese con il benzinaio che come se niente fosse permette a Orny, Sergio, Lara e Debora di fare pipì a casa sua, non essendoci i servizi nel distributore.

Arriviamo alle Cliff Of Moher, scogliere simbolo dell’ Irlanda da me già viste ma che restano sempre uno spettacolo splendido per gli occhi, accompagnati dalla simpatica figura degli ospiti dell’ altra auto che se non li avvisavamo l’ abbandonavano con tanto di portiere spalancate. Le foto di rito sono accompagnate da una pioggerellina e da una bisetta che definire importante è dire poco dopodichè nel locale negozio facciamo incetta di boiate da turisti e nuovamente l’ ultimo ad arrivare alle auto è Orny, decisamente una giornata no la sua!

Arriviamo a Galway e ci sistemiamo nelle camere con l’ ennesima simpatia regalataci da Orny che subito appesta i servizi, proprio un gran simpaticone.

Faccio due passi in solitario per il centro e quindi ribecco gli altri in un piccolo pub caratteristico dove suonano musica tipica irlandese e dove socializziamo tra l’ altro con un corpulento nonché già alticcio italo-americano del Texas con origini calabresi.

Decidiamo di cenare in un locale convenzionato con l’ ostello dove c’è anche un addio al nubilato e qui do sfoggio della mia immensa classe nell’ effettuare figure di merda capottando la portata di salmone (strano!!!) appena portatami, attirando quindi l’ attenzione di tutti i miei compagni di viaggio e tornando al centro dell’ attenzione dopo le numerose “nobili” gesta di Orny.

La serata la concludiamo al Quays pub da noi già conosciuto, locale enorme dove assistiamo ad un bel concerto blues-rock e dove ovviamente le guinness si susseguono in gran numero. Tra le cose da annotare di questa ultima tappa di giornata certamente il collasso di Diego (non dovuto all’ alcool visto che dovevamo ancora iniziare a bere), gli ulteriori problemi intestinali di Orny che infatti ci raggiunge dopo un po’ e infine la mia eccezionale prestazione linguistica (in barba alla mia scarsa conoscenza dell’ inglese) nei bagni dove riesco a comprendere la richiesta di un locale che mi chiede di cambiargli degli euro per comprarsi i preservativi, con tanto di: 1)Ringraziamenti sentiti e pacca sulla spalla da parte sua 2)Auguri di buona fortuna da parte mia. Tutto ciò mi rende particolarmente orgoglioso!

 

VENERDI 05 FEBBRAIO

Il risveglio è prevedibilmente abbastanza traumatico per la tanta birra della sera prima e a questo si aggiungono le turbe intestinali mie e di Orny, certamente non un bell’ inizio di giornata. Mi lavo i denti alla bell’ e meglio e i segni di dentifricio sulla mia bocca generano volgari illazioni: “Otto uomini in camera dovranno pur fare qualcosa”, perla di sagace umorismo italiota.

Ci separiamo in due gruppi e alcuni partono in visita verso il Connemara, regione selvaggia a nord di Galway da me già visitata, mentre altri (compreso me) si dedicano ad un giretto per Galway, non prima di avere evacuato molto rapidamente il parcheggio multipiano appestato dalla “solita” performance di Orny.

La mattinata vola via tra un breakfast che mi riaggiusta un po’ dalla sera precedente e una pausa shopping dove mi regalo una bella felpa ispirata a Star Wars, con il mio caro Sergio che inizia seriamente ad essere indispettito per le numerose sigarette scroccategli da Dario.

Partiamo per Dublino consapevoli che il pomeriggio sarà quasi interamente dedicato al trasferimento, con la mia ennesima pennica che viene testimoniata da varie foto dei miei compagni di viaggio. Entrati in Dublino notiamo subito l’ enorme stabilimento della Guinness e quando siamo in coda ormai prossimi all’ arrivo in ostello, la vescica di Debora e Lara giunta ormai al limite di sopportazione le fa scendere dal furgone in mezzo al traffico serale, sgusciando quindi più rapidamente fino alla sospirata sistemazione.

Giunti all’ ostello becchiamo subito Max, Luca e Lorenzo che per motivi di lavoro si sono aggiunti solo oggi e una volta sistemate le borse nelle camere ci rilassiamo con qualche guinness nel pub vicino, dove incontriamo Jenz (collega di Fabrizio nostro compagno di tour due anni fa) con un suo amico cuneese.

Nel mentre veniamo raggiunti dai visitatori del Connemara nonché da Nicole (figlia di Daniele dell’ Animal House Pub) che è a Dublino per studio e con la quale Diego cerca invano di dare sfoggio di tutto il suo fascino latino. Ceniamo nello stesso locale con una pessima frittura mista consigliataci da Lorenzo che dimostreremo di non apprezzare particolarmente, accompagnati dalla visione di una partita di rugby a XIII.

Concludiamo la serata con un giretto per il quartiere di Temple Bar e una birretta in un Pub Ceco caratterizzato dalla birra parecchio cara dove Lara ci fa “rabbrividire” elencando i suoi non pochi tatuaggi e piercing.

 

SABATO 06 FEBBRAIO

La solita sveglia tra miasmi di ogni tipo precede una rapida colazione terminata la quale ci dirigiamo tranquillamente verso lo stadio sotto la solita pioggerellina irlandese. Nel bel mezzo di un incrocio aspettiamo Jenz e il suo amico ed arriviamo con largo anticipo allo stadio, sbagliando tra l’ altro inizialmente il cancello d’ ingresso.

I soliti  panozzi zozzi dal porcaro pre-partita deliziano il nostro palato dopodiché ci dedichiamo allo shopping nel negozio dello stadio dove faccio incetta di cianfrusaglia sull’ hurling. Giunti ormai ad una certa ora della giornata avvertiamo il richiamo della guinness ed entriamo in un affollatissimo bar nei pressi dove tra l’ altro c’ è una troupe di Sky che riprende alcuni di noi, escluso Gas che per motivi personal-professionali poco ci tiene ad essere visto. Alcuni amici dall’ Italia ci telefonano per farci presente che siamo andati in onda e con questa notifica finalmente entriamo nell’ enorme Croke Park (quarto stadio d’ Europa per capienza).

Come da tradizione il grosso del pubblico arriva a pochi minuti dall’ inizio della partita e la nostra attenzione va ad un gruppo di aquilani davanti a noi che da tipici cafoni italioti dimostrano poca sportività durante gli inni, certo che bisogna proprio farsi sempre riconoscere!

La partita per nostra sfortuna vede l’ Irlanda dimostrare tutta la sua concretezza (sono campioni in carica) e l’ Italia commettere i soliti errori banali, soprattutto in rimessa laterale e con incertezze difensive. Subiamo due mete assolutamente evitabili e quando mancano ormai pochi minuti alla pausa tra i due tempi decido di andare in bagno per evitarmi la codazza ma purtroppo questa mia azione mi fa perdere l’ unica meta italiana di giornata ad opera dell’ “italianissimo” Kaine Robertson; sono sempre un gran fortunello! Nella ripresa la nostra nazionale gioca un po’ meglio ma il risultato finale di 29-11 è impietoso nonché tutto sommato giusto. In conclusione i cafoni aquilani davanti a noi continuano ad esibirsi nel loro inno e perché no anche modus vivendi: “Alcolismo & Puttane”, motivetto che è certamente un concentrato di sani principi.

C’ indirizziamo verso l’ ostello e tra tutta la folla la nostra attenzione viene attirata da un giovane ricciolo veramente alto, di sicuro ampiamente sopra i due metri. Nel pub sotto l’ ostello vediamo Inghilterra-Galles dove i Dragoni buttano al vento una splendida rimonta nei minuti finali, generando l’ imbrumbimento di Fabione che un po’ come tutti disprezza profondamente tutto ciò che è inglese e che durante la partita alle mete gallesi si era esibito in gestacci folkloristici verso un antipatico britannico a lui vicino.

Data l’ intensità della giornata ci accordiamo per effettuare una pennica in camera e al risveglio mi concedo una guinnessina in compagnia di Diego e Lara, con tra l’ altro una bella perla nei confronti di quest’ ultima: Lei “Guarda che io sono pesante”, Io “Ma chè, con tutti i buchi vuoti che hai (alludendo ai suoi piercing)”.

Superato il Trinity College ci concediamo un ottimo kebab di agnello, praticamente introvabile in Italia, dopodiché la famiglia Artuffo al completo ci lascia rientrando in camera.

La serata procede verso Temple Bar, con Lara inizialmente protagonista che ci mostra i suoi numerosi tatuaggi, alcuni dei quali se vogliamo forse un po’ frivoletti, che tra gli altri lasciano particolarmente basito Fabio, esibitosi assieme alla nostra compagna di viaggio in due simpatiche definizioni di minigonna: 1)Raso Topa 2)Giro Passera.

Passati in un altro pub particolarmente affollato ci congediamo da Jenz e dal suo amico che ripartiranno l’ indomani mattina, accompagnati da odori atroci che per una volta non sono opera di nessuno di noi bensì di un locale che onestamente ammette la sua responsabilità.

L’ ultima tappa di serata la effettuiamo al locale che da il nome al quartiere, pub veramente bello e caratteristico dove io e Orny (ligure e quindi non particolarmente generoso) offriamo due giri di guinness alla modica cifra di 5,95 euro l’ una, pensare che a Dingle ne costava solo 3,30, SIGH!

Nei bagni del locale assisto ad una scena bellissima in cui un mio “compagno” di pisciatoio visibilmente ubriaco e ciondolante esce dai servizi dimenticandosi di rimettere al sicuro la mercanzia e con questa immagine bellissima, data anche l’ ora, usciamo praticamente cacciati dal personale. Nel viale assistiamo ad altre situazioni “epiche” di persone leggermente alticce e con queste ultime visioni torniamo verso l’ ostello, accompagnati dalla voce di Gas che amorevolmente definisce Max una “Minchia Molle”.

Per migliorare la qualità del nostro sonno io e qualcun’ altro ci concediamo infine un ultimo krastissimo panozzo al Burger King assediato da giovani evidentemente in piena famazza chimica.

 

DOMENICA 07 FEBBRAIO

L’ intensità della giornata di sabato si ripercuote sull’ orario della sveglia che è abbastanza tardiva rispetto alla media. Uscendo dall‘ ostello incontro gli altri che aspettano Fabione, rinomato per avere un rapporto particolarmente conflittuale con il risveglio. Tengo compagnia agli altri che fanno colazione ma io mi accontento di un caffè (ovvero abbondante brodaglia calda) e tutti assieme assistiamo al sorteggio degli europei di calcio, con Fabio che simpaticamente si rivolge a Max: “Io al mattino sarò imbrumbito ma te non capisci un cazzo!”.

Placidamente ci dirigiamo verso la fabbrica della Guinness con Gas e Morichi che, non interessati alla visita, ci separano da noi. Effettuiamo il tour per i sette piani dell’ edificio anche se, a dire la verità, avendolo già visto non sono particolarmente interessato. Sfogo questa mia parziale frustrazione saccheggiando il negozio, ovvero acquistando svariate magliette e boiate da shopping compulsivo.

Usciti dal Guinness Store House ci dirigiamo con la nostra proverbiale calma in direzione della cattedrale di S. Patrick che troviamo chiusa, indi per cui riposiamo le nostre membra sulle panchine del parco attiguo, aiutando tra l ‘altro con i nostri corpi alcuni bambini intenti a giocare a nascondino.

Vagoliamo per il “centro” commerciale di Dublino nel maldestro tentativo di rintracciare un vecchio e caratteristico pub che interessa al Bocia e in questo nostro vagare assistiamo

all’ esibizione di un mangiafuoco.

La noia inizia a fare capolino in noi e dopo l’ ennesima pausa per acquistare ciapa-ciuc raggiungiamo il Bocia nel pub che finalmente è riuscito a trovare, dove Fabione inizia a raccogliere adesioni per la visita a Belfast dell’ indomani e da sfoggio della sua acidità nei confronti di Lara,  dopodiché si lascia impossessare da Orfeo permettendoci quindi di poter tranquillamente testimoniare questo suo collasso con numerose fotografie.

Ceniamo nel pub dove abbiamo fatto colazione ma alcuni di noi optano per il ristorante cinese attiguo (dove Orny come prevedibile darà sfoggio della sua bestialità). Il pasto è accompagnato dalla visione di svariati incontri di boxe, tra cui alcuni particolarmente cruenti, e della sintesi di Irlanda-Italia, permettendomi quindi di assistere finalmente alla meta di Robertson che, a dire la verità, è stata abbastanza fortuita.

Terminata la cena ci separiamo e con alcuni vado all’ International Bar, locale molto piccolo e caratteristico dove assistiamo a jam-sessions improvvisate dai clienti stessi e da alcuni ragazzi che suonavano lì già dal pomeriggio. Ritorno in camera a sistemare un po’ il borsone con gli ultimi acquisti dopodiché raggiungo gli altri al pub sotto l’ ostello dove assistiamo al SuperBowl, accompagnati da un po‘ di pussy e qualche caso geriatrico che ballano scompostamente.

Data la tarda ora e il nostro livello di abbiocco decidiamo di andarci a coricare, senza effettuare la whisky experience che ci eravamo prefissati in giornata. Forse stiamo invecchiando davvero!

 

LUNEDI 08 FEBBRAIO

La ormai classica sveglia difficoltosa caratterizzata dalla stanza piccola ed affollata ci dà il buongiorno. Io mi rendo conto che alcune avvisaglie del giorno prima non mentivano, insomma non mi sento per niente bene e con questa consapevolezza salto la colazione concedendomi però un caffè quasi decente e una brioche al burro allo Starbucks (beh secondo i parametri italiani a dire il vero non si potrebbe parlare di colazione saltata).

Visitiamo il Trinity College e visioniamo il caratteristico Book Of Kells, tra i manoscritti più antichi d’ Irlanda; mi viene però da pensare che per vedere solo due pagine del medesimo forse il biglietto d’ ingresso sia un po’ troppo salato, e che diamine! Insolitamente non compro niente allo shop locale (sto proprio male!) e Lorenzo, data questa mia caratteristica propensione all’ acquisto, simpaticamente mi consiglia di andare in vacanza al Carrefour, che fine umorista!

Giriamo per Dublino accompagnati da una simpatica brezzolina che certamente non aiuta le mie condizioni di salute e in maniera casuale passiamo davanti al George’s, celebre locale gay che non senza una punta di sarcasmo mi è stato consigliato dal mio collega Roberto Beltramo.

Le scarse indicazioni stradali tipiche dell’ Irlanda giustificano almeno in parte le nostre difficoltà nel trovare la cattedrale di S. Patrick ma finalmente riusciamo nell’ intento e, a differenza di ieri, riusciamo a visitarla. Uscendo la mia attenzione è attirata da una vespa in tipico stile mod con tanto di cromature arrugginite, il che mi da un’ idea molto chiara del livello di umidità che deve esserci sulla verde isola.

Mi concedo l’ ennesimo ottimo kebab di agnello dal solito kebabaro vicino al Trinity College ed esausto informo gli altri sulla mia ferma intenzione di tornare in ostello a coricarmi, date le mie condizioni di salute.

Vengo svegliato da un responsabile che, dato il clima un po’ rigido, sblocca ed accende i termosifoni spenti fino a quel momento e più tardi vengo raggiunto dal mio caro Sergio che mi presta le sue amorevoli cure (mi porta un’ aspirina), dopodiché torno a dormire anche perché domattina dovremo alzarci alle quattro per andare all’ aeroporto.

 

MARTEDI 09 FEBBRAIO

Come se non fosse già abbastanza dura alzarsi alle quattro veniamo svegliati una mezz’ ora prima da Luca & Company che saggiamente e certo con una giovanilità (sarà giusto?) superiore alla mia hanno deciso di non andare neanche a dormire e di festeggiare come si deve l’ ultima sera in terra irlandese. Inutile dire che gli arditi sono tutti belli allegrotti e narrano le loro epiche gesta tra cui la più degna di nota è certamente la tappa finale in un locale Gay dove sembra che in particolar modo Max abbia riscosso un particolare successo, causando non so quanto intenzionalmente una bella scenata di gelosia.

Appena scesi dall’ ostello veniamo “assaliti” da alcuni tassisti (numerosissimi in Dublino così come in tutto il Regno Unito) che ci scarrozzano rapidamente fino all’ aeroporto; giunti nel medesimo constato che tra le mie condizioni di salute e il tasso alcolico di alcuni miei amici siamo tutti belli devastati.

Svolte le normali procedure d’ imbarco attendiamo il nostro bell’ aeroplanino curiosi di vedere se dopo l’ esperienza dell’ andata e anche il volo di Lorenzo almeno questa volta l’ AerLingus si dimostrerà puntuale. Saliamo sull’ alato veicolo in perfetto orario e questo certamente è un buon presagio quand’ ecco che ci viene comunicato dal comandante la presenza di alcuni problemi tecnici che un po’ alla volta ritarderanno la partenza di circa due orette. In totale su sei ore di volo ne abbiamo collezionate sette di ritardo, complimentoni alla compagnia di bandiera irlandese!

Atterrati a Linate recupero il borsone imbarcato e constato subito piacevolmente che le bottiglie di whiskey e di sidro per Edoardo e Gianmaria sono perfettamente integre. Con questa piacevole sorpresa saliamo sul pulmino che ci aspetta da qualche ora (congedandoci da Lorenzo che ha l’ auto in aeroporto) e partiamo per la nostra bella Volvera.

Scarichiamo Fabrizio a Settimo e nel primo pomeriggio finalmente giungiamo davanti alla sede, dove scarichiamo i bagagli e mi faccio accompagnare a casa da quell’ anima pia di Orny.

Dentro di me cresce la consapevolezza, forse causata dal mio precario stato di salute e che certamente renderà felici alcuni miei amici (vero Luca?!), che è inutile nasconderlo ma gli anni passano e io certi ritmi inizio seriamente a non reggerli più!

EDIMBURGO 2015

Artuffo Roberto (Bocia)

Coggiola Fabio (Brumbu)

Gunetti Alessandro (John)

Claudio Malandrini (Io)

Saluto Roberto (Hello)

VENERDI 27 FEBBRAIO

Arrivo bello bello dal lavoro e dopo una rapida doccia vengo recuperato da John a sampa, carichiamo Hello e ci dirigiamo verso l’animal house pub per qualche birretta di briefing. Conclusa tale operazione John mi concede l’onore di guidare la sua alfa fino a Novara dopodiché ci cambiamo e mi addormento in tempo zero lisciandomi completamente Milano (capirai che bellezza) e svegliandomi in quel di Orio Al Serio. Nell’ attesa della navetta filmo con il cellulare un’ esibizione di curling con il trolley di Hello e con questa documentazione finalmente entriamo in aeroporto. Sbrogliamo senza problemi le operazioni di imbarco e le flatulenze di Brumbu iniziano da subito a farsi atroci. Il fatto di non aver dormito durante la notte si ripercuote visibilmente sul nostro volo che effettuiamo in condizioni fisiche miserabili e lo scalo a Londra lo facciamo con tempi ristrettissimi ma per fortuna non troviamo nessun intoppo. Anche il volo Londra-Edimburgo ci vede belli brasati e una volta giunti a destinazione abbiamo la fortuna di beccare un italiana al punto informazioni che gentilmente ci da le indicazioni del caso per raggiungere la nostra sistemazione. Una volta trovata la nostra guest-house ci dirigiamo verso il centro dove ci adoperiamo per pranzare e, finalmente, per bere qualche birra. Il doppio hamburger si fa sentire e complice la durezza del viaggio ci ritroviamo belli cotonati in un altro pub a sorseggiare qualche guinness (qualche…!!!) quindi prendiamo la situazione di petto e facciamo due passi dirigendoci verso il castello, la whisky experience ci chiama e noi da uomini quali siamo la facciamo doppia. Appena usciti Hello ci delizia con la sua capacità visiva scambiando una ferrari per una mazda, badola!!! La giornata è durissima, snervante, dobbiamo adoperarci per la cena ed optiamo per un salutare indiano dove la fame mi porta a compiere un brutto gesto, la foga mi porta a prendere il piatto che dovrebbe essere di Brumbu e questi come è giusto che sia me lo fa notare. Finiamo la serata in camera tra doverosa experience e miasmi atroci.

SABATO 28 FEBBRAIO

Ci svegliamo tra i soliti odori infami e Brumbu mi fa subito presente che durante la notte ho leggermente russato, il che accompagnato alla cena di ieri aumenta i buoni sentimenti che il mio non proprio piccolo amico prova nei miei confronti. A colazione mi concedo un bel breakfast dopodiché ci concediamo un salutare cazzeggio in camera. Partiamo in direzione stadio sbagliando non poche volte la strada ma per fortuna con largo anticipo arriviamo agli accrediti,  finalmente abbiamo materialmente i biglietti in mano e possiamo abbandonarci al pre-partita in compagnia di qualche birra. Il Bocia è formalmente innamorato del suo litro di plastica di guinness e accompagnati da questo nuovo bel sentimento entriamo nello stadio e pasteggiamo con dei panini che parzialmente mi deludono, sono tutto sommato buoni e neanche tanto crasti, mah? La partita non inizia nel migliore dei modi, la scozia dopo pochissimi minuti è sopra 10-0 e lo sconforto inizia a capeggiare sui nostri volti, come se non bastasse gli scozzesi di fronte a noi sono tutt’altro che simpatici e vanno avanti con i più beceri e scontati luoghi comuni sullo stivale. Fortuna vuole che l’Italia si tira un po’ su e al riposo ci ritroviamo sotto 15-16. Il secondo tempo vede un’ Italia in crescita e gli ultimi minuti sono al cardiopalma: siamo sotto 19-15 ma stiamo assediando gli higlanders con la nostra mischia e all’ ultimo minuto finalmente il direttore di gara ci assegna una meta di punizione che ci dona la meritata vittoria, in barba a quei cazzari di fronte a noi, alla loro pizza piccante, alla loro pasta e al loro limoncello. La pioggia si fa sempre più intensa e ci posizioniamo allo stand guinness per vedere Francia-Galles dopodiché lasciamo lo stadio ed iniziamo ad avvicinarci al centro, con tanto di pausa in pub con un gruppo di senesi belli caciaroni. Ci incamminiamo e quasi per caso entriamo in una churrascheria (invitati dal cameriere) dove usando un eufemismo piluccheremo qualcosina e avremo modo di constatare la non proprio grandissima apertura mentale di Hello riguardo l’aspetto fisico delle persone. Belli satolli e in compagnia di una leggera brezzolina raggiungiamo la nostra guest-house dove concludiamo la serata con prevedibile experience e flatulenze decisamente di alto livello con insospettabile vincitore della serata: John, che per sua stessa ammissione ha mangiato “fish & shit”.

DOMENICA 01 MARZO

Appena sveglio metto sotto carica il cellulare e quel gran burlone di Brumbu mi spegne l’interruttore, Hello lo fa presente attirandosi la mia simpatia e forse non quella di Fabione. Facciamo colazione con il solito salutare breakfast dopodiché opto per una rifocillante doccia, scelta non proprio facilissima perché devo farmi illustrare dai miei compagni di camera la procedura completa per poter far uscire un po’ di acqua da un tubo idraulico scozzese. Ci incamminiamo verso il famoso castello locale e una volta giunti al piazzale del medesimo John ed Hello (gli unici a non averlo ancora già visitato) decidono di non entrare, cosa non particolarmente gradita dal Bocia che si è dovuto sorbire non pochi scalini. L’enorme negozio di souvenir attiguo ci accoglie e come è giusto che sia ci concediamo una pausa shopping quindi percorriamo il royal mile e ci indirizziamo verso un enorme pub ricavato da una banca che già conoscevamo perché la giornata è già troppo intensa e dobbiamo pur pensare a pranzare e sorseggiare qualche birra in attesa di Irlanda-Inghilterra! Pasteggio con un’ ottima grigliata mista dopodiché complici anche le non poche birre che ho in corpo si fa forte in me un certo abbiocco. Finalmente la partita inizia e i verdi d’Irlanda fanno valere da subito una pressione asfissiante che proseguirà per tutto l’incontro con una meritata vittoria per 19-9 sulla perfida Albione. Festeggiamo con l’ultima birretta e ci indirizziamo verso la guest-house accompagnati dalla solita brezzolina con pioggia (anzi nevischio ) e giunti a destinazione ci concediamo un’oretta di relax tra scorreggie e cazzeggiate con il cellulare. Ceniamo in un ristorante cinese dove scelgo un insalata di alghe che Brumbu non gradisce particolarmente e dei gamberetti giusto un pelo piccanti, rimango sorpreso dall’arrivo dei ravioli a vapore (qualcuno li ha ordinati?) e anche in questo Fabio dimostra di non essere proprio in sintonia con me, come se non bastasse restiamo profondamente allibiti dalla pochezza culturale di Hello che confessa di non aver mai visto il capolavoro “Braveheart”, capra! Concludiamo la serata con l’ultima experience del tour e molto rapidamente ci lasciamo battere da morfeo.

LUNEDI 02 MARZO

Mi sveglio con la soddisfazione di sentire Brumbu lamentarsi del mio forte russare notturno dopodiché facciamo colazione e dò sfoggio delle mie capacità nazi-linguistiche (hi) rispondendo alla domanda per chi fosse il breakfast. Il tragitto in autobus per l’aeroporto scorre tranquillo così come le operazioni di imbarco e sull’aereo per la prima volta in tutto il viaggio mi concedo un po’ di relax musicale rendendomi conto di quanto nella mia vita non possa proprio fare a meno delle sette note. Atterrati a Londra sbrogliamo immediatamente le operazioni di controllo-bagagli per poterci godere in libertà le nostre quattro orette di attesa, tra cui l’acquisto di una bottiglia di whisky per il cui pagamento dò sfoggio della mia proverbiale ignoranza linguistica non capendo che mi richiedevano la carta d’imbarco, il tutto per la gioia di quella capra invidiosa di Hello che invece riesce nell’ “impresa” senza problemi. Pasteggiamo con le solite porcate da birreria e qualche birra accompagnati dalle prevedibili disgressioni sui limiti culturali di Hello, le puzze di Brumbu e le mie svariate cazzate dopodiché arriva la fase più snervante dell’attesa del volo svaccati sulle panchine e a degna conclusione “culinaria” del viaggio poco prima dell’imbarco mi concedo un frappuccino da starbucks, azione che genera in me una certa tensione per le possibili conseguenze sul mio apparato intestinale. Mai pensare che sia tutto finito: faccio presente a John che all’andata ho guidato senza patente (lasciata a casa) e come se non bastasse la lunga coda di attesa (al controllo mattutino avevo detto che non c’era nessuno) il nostro volo è in ritardo per motivi tecnici. Ah già: in questi giorni è mancato Leonard Nimoi (Spock di Star Trek) e l’ultima volta era toccato a Robin Williams, insomma tutte le volte che faccio un viaggio muore una star di Hollywood!!! Beh dopo tante secchiate di merda a degna conclusione di tutto il viaggio mentre come da tradizione mi estraneo con la mia musica il bocia ci fa notare lo splendido tramonto che abbiamo fuori e penso a quanto di bello mi circonda: il tramonto, il rugby, gli amici…

INGHILTERRA-GALLES 2008

 

Protagonisti:

Fino a domenica 24 febbraio:

Barla Jenz

Spagnoletti Sergio

Fino a mercoledi 27 febbraio:

Artuffo Roberto (Bocia)

Artuffo Debora

Bogetti Luca

Coggiola Dario (Coggiolino)

Delussu Cesare

Malandrini Claudio (Io)

Morichi Fabrizio

Ornella Alessandro (Orny)

Rufinello Massimiliano (Il Biondo)

Serratrice Carlo (Gesù)

Tani Alberto

 

 

MERCOLEDI 20 FEBBRAIO

Come ogni anno il ritrovo è davanti alla sede del Volvera Rugby ed incredibilmente quest’anno partiamo in perfetto orario, accompagnati da Talin e Wadi. Lungo il tragitto ascoltando radio 105 assistiamo ad un improbabile duello canoro a 3 tra “Should I Stay Or Should I Go” dei mitici Clash, una canzone di Cocciante e l’inno della Roma Calcio; inspiegabilmente vince quest’ultimo anche se non viene apprezzato da tutti gli ascoltatori in linea (“Levate ‘sta merda!”). Arriviamo in aereoporto dove incontriamo Fabrizio, Cesare, Sergio, Carlo e la nuova conoscenza Jenz, collega di Fabrizio e Cesare.

Dopo i saluti di rito Carlo si rende conto di essere senza carta d’identità, lasciata nella cartella dei documenti dalla partita di domenica scorsa; noi ovviamente non gli facciamo pesare per nulla questa piccola leggerezza e lui si adopera telefonicamente con Alberto che è in ritardo (strano!) e che magnanimamente andrà a recuperare il documento a casa-Pasqua (nostro allenatore);

nel mentre sbrighiamo tutte le formalità di imbarco, abbandonando al suo incerto destino Carlo che attende con trepidazione l’arrivo del Tani sempre più in ritardo.

Siamo ormai in prossimità di salire sull’aereo quando scorgiamo la figura del nostro ritardatario compagno di viaggio, salvatore dello smemorato sosia del SALVATORE un po’ più importante.

Decolliamo ed in volo il Biondo dimostra di aver particolarmente sentito la mattutina “tappa annebbiante” con il Coggiolino. Atterriamo e una volta arrivati al noleggio auto veniamo messi a conoscenza del fatto che non possiamo utilizzare come previsto un unico pulmino (per il quale è richiesta la patente D non in nostro possesso) bensì 2 auto. Risolta la formalità ci allontaniamo dall’aereoporto e poco dopo facciamo tappa-pranzo in una caratteristica locanda dal soffitto particolarmente basso dove Orny tra l’altro ordina una porzione “molto abbondante” di patatine fritte che gli viene servita in quello che sembra essere un sottovaso e che ad un’analisi visiva approfondita si rivela essere realmente un sottovaso!.

Dopo un breve trasferimento arriviamo a Maldon, cittadina della costa orientale dell’Inghilterra, dove in serata incontreremo il nostro ex compagno di squadra Gareth Lumb; ci sistemiamo al White Horse Hotel prenotatoci da quest’ultimo e nel mentre il Bocia e Il Biondo Parcheggiano le auto (Max: “Tutto a posto, ho pagato fino alle 5”- Orny: “Ma guarda che si paga fino alle 6” – Max: “E ma io quelle avevo!”).

Ci incamminiamo quindi per il paese alla ricerca dell’ Oak Pub (avvistato precedentemente dall’altra auto) dove abbiamo appuntamento con Gareth e dopo aver camminato per una buona mezz’ora ci rendiamo conto che il locale è a 50 metri dal nostro albergo!

Una breve attesa ci separa dall’arrivo di Gareth; dopo i saluti di rito iniziamo il prevedibile tour itinerante dei pub che con non poche tappe (alcune delle quali involontariamente anche in case private e zone buie di un parco cittadino) ci fa giungere in un locale con annesso ristorante cinese a buffet, soluzione per la cena allettante ma che si rivelerà per me alquanto infausta. Io e Orny come prevedibile diamo sfoggio della nostra bestialità culinaria con svariate portate in conclusione delle quali il nostro amico inglese ci offre delle simpatiche mentine (citazione dal film “MONTY PYTON”).

Conclusa l’abbondantissima e sregolata cena ci rincamminiamo verso l’hotel (lungo il tragitto goffamente inciampo in un “sopraggiunto” campo di beach-volley) dove ci sistemiamo per dormire, operazione all’apparenza semplice che invece per me sarà non poco problematica.

 

 

GIOVEDI 21 FEBBRAIO

La nottata non passa nel migliore dei modi, non riesco a prendere sonno e il cibo cinese inizia a turbinare nel mio stomaco fino alle cinque circa del mattino quando il patatrac si manifesta facendomi prontamente catapultare verso il lavandino della stanza e facendomi vomitare a spron battuto. Conclusa l’opera con il dovuto sangue freddo ripulisco a mani nude (brrr!!!) e butto il tutto nell’immondizia del bagno in comune.

Nel dramma fortunatamente riesco finalmente a prendere sonno per qualche ora dopo di che arriva il mattino che porta i miei compagni di viaggio sempre pronti a sbeffeggiarmi.

Come colazione non riesco a buttare giù altro che un po’ di the caldo, nonostante gli amorevoli tentativi di imboccarmi da parte di Luca.

Ci mettiamo in macchina ma dopo pochi kilometri faccio accostare il Bocia e a bordo strada vomito per la seconda volta. Il tragitto continua, ci immettiamo in autostrada e nonostante il viaggio più scorrevole faccio accostare nuovamente trattenendo tutto stoicamente all’interno dell’auto ed evacuando di nuovo copiosamente sull’erba britannica.

Arriviamo quindi a Brighton, sulla costa meridionale dell’Inghilterra. Mentre gli altri fanno

pranzo io resto in macchina a rimuginare sulla mia esagerazione culinaria dopo di che facciamo anche una pausa-foto in riva al mare. Alla ripartenza ci rendiamo conto che alla nostra auto manca il coperchio anteriore del vano del gancio per farsi trainare, la cosa ci lascia un po’ basiti perché non ci rendiamo conto di quando possiamo averlo smarrito (o di quando può esserci stato sottratto).

In serata arriviamo nella cittadina di Poole dove dopo aver parcheggiato facciamo due passi anche alla ricerca di una sistemazione per la notte. Durante la passeggiata Orny tira una loffa tremenda che fa voltare inorridita una locale.

La ricerca di un letto si rivela più complessa del dovuto e quando ormai eravamo quasi intenzionati a spostarci in un’altra città incontriamo i titolari romani di un bed&breakfast che un po’ nel loro ed un po’ in un’altra dislocazione ci sistemano facendoci tornare un po’ di tranquillità. Io ho per me addirittura una camera singola dove mi auguro di poter passare una nottata più tranquilla della precedente.

Ceniamo in un pub vicino dove prendo solo un’insalata greca e saggiamente una semplice bottiglia d’acqua dopo di che tranquillamente vado a far riposare le mie stanche membra.

 

 

VENERDI 22 FEBBRAIO

Il risveglio rispetto a quello di ieri è certamente più tranquillo e una volta lavato e vestito mi aspetta un test assolutamente probante, la colazione. Opto per una terapia d’urto e decido di fare sia colazione dolce che tipico breakfast locale (servitoci non proprio rapidissimamente dai romani gestori). Prova superata a pieni voti, forse ce l’ho veramente fatta!

Ci mettiamo in macchina e con una breve deviazione andiamo a visitare Stonehedge dove Orny è preso dal trip fotografico verso i volatili locali, finita la breve tappa ci rimettiamo in viaggio lungo il tragitto per Cardiff, decidendo di fare tappa-pranzo nella cittadina termale di Bath.

La passeggiata di rito ci porta fino in centro città dove pranziamo con un panino al volo preso nel locale “Subway”, al quale facciamo seguire come ovvio un paio di Guinness.

Segue poi il trasferimento per la capitale gallese, alla quale giungiamo ormai al buio dopo esserci fatti non poca coda in autostrada. Veniamo tratti in inganni dai cartelli in doppia lingua (inglese-gallese) e al posto di dirigerci verso il centro dove sappiamo essere l’ostello ci ritroviamo in piena periferia cosicché rimbocchiamo la tangenziale e dopo non poche difficoltà riusciamo a raggiungere il tanto agognato centro-città in qui svetta il castello.

Ci accorgiamo di aver temporaneamente perso dalla vista l’altra auto ma fortunatamente troviamo l’ostello rivelatosi vicinissimo all’imponente Millenium Stadium che ci ospiterà l’indomani.

Ci raggiunge subito l’altra auto e dopo esserci rapidamente sistemati ci incontriamo con Gareth che ci aspettava in un locale vicino con il figlio Harrison, undicenne dalla mole non indifferente (non a caso come il padre gioca pilone). Qualche birretta accompagnata alle foto notturne allo stadio e ci mettiamo alla ricerca di un locale dove prendere un boccone, solo che data la tarda ora (almeno per i canoni anglosassoni) l’unica alternativa è il ristorante cinese! Tale opportunità genera in me traumatici ricordi e saggiamente decido di nutrirmi con dosaggi più umani rispetto a due sere fa.

Durante il pasto veniamo avvicinati da una coppietta di anziani gallesi che simpaticamente vogliono fare due chiacchiere; ci fanno sapere che sono di S.Davies, minuscolo paesino del Galles occidentale dove risiedono le omonime spoglie del santo patrono locale. Chiediamo ai 2 simpatici locali il motivo della loro presenza e ovviamente ci rispondono che sono a Cardiff per la partita del giorno dopo, che domande (Absolutely)!

La serata viene conclusa in un vicino Pub dove socializziamo con 2 alticci tipi al bancone, uno dei quali con l’ausilio di una moneta ci illustra come verificare il giusto grado di decantamento della nostra amatissima Guinness.

 

 

SABATO 23 FEBBRAIO

Il risveglio è alquanto traumatico perché il fatto di essere in 8 nella stessa stanza e l’alimentazione britannica generano odori facilmente intuibili e particolarmente sgradevoli.

Facciamo colazione dolce in ostello e come da tradizione nel giorno della partita ci immettiamo nel flusso della folla, cogliendo l’occasione per fare un po’di shopping da turisti in un negozio di articoli sportivi particolarmente conveniente consigliatoci da Gareth.

Fatte le previste compere con la dovuta calma ci avviciniamo al Millenium Stadium, visitando prima però lo stadio attiguo dei Cardiff Blues, locale compagine del nostro amato sport, costruzione piccola ma dall’indubbio fascino.

Una volta aperti i cancelli entriamo nel monumentale ed ipertecnologico impianto che ci ospiterà per la partita Galles-Italia, complesso all’interno del quale mangiamo anche un abbondante hamburger. Mi metto in coda al bancone della birra e l’attesa è più lunga del previsto, tanto che arrivo al posto a sedere con le mie belle 4 birrette (tenute assieme da un utilissimo cartoncino preformato) quando ormai gli inni sono già conclusi.

Comincia la partita e dopo pochi minuti siamo già sotto 6-0 per due calci di punizione e subito dopo il nostro Castrogiovanni si catapulta in meta da una touche gallese maldestramente persa da questi.

Il primo tempo si chiude con una meta dei locali al largo ed un calcio di punizione per noi (oltre ad una meta mangiata per un soffio) con il risultato di 13-8 per il Galles.

Tutto sommato le aspettative per la ripresa sono discrete ma questa frazione di gioco si rivelerà per noi una vera e propria “Caporetto”, dove subiremo altre 4 mete non riuscendo praticamente ad imbastire alcuna azione degna di nota. La delusione prende in me il sopravvento e mi viene da pensare che probabilmente oggi pomeriggio come nazionale siamo regrediti di qualche anno. Si fa spazio in me il pensiero se in fondo le assenze di Lorenzo Rizzo e Coggiolone (per motivi di lavoro) non siano quasi convenute, fortuna vuole che il Tour non sia solo la partita altrimenti…!

Usciamo dallo stadio e i gallesi come previsto cominciano a festeggiare in ogni angolo del centro-città. Torniamo mestamente in ostello dove assistiamo ad Irlanda-Scozia dove fortunatamente per noi (ai fini della classifica generale) i Verdi del Trifoglio strapazzano gli Highlanders dopo di che decidiamo poi all’unanimità di cenare almeno una volta in maniera sana e ci adoperiamo per autogestirci una italianissima pasta con insalata, contorni e frutta vari. Io e Debora ci incarichiamo della spesa e quest’ultima con suo fratello (il Bocia) danno sfoggio delle loro indubbie qualità in cucina regalandoci una abbondante matricina particolarmente gradita anche dagli altri ospiti dell’ostello. Durante la cena assistiamo a Francia-Inghilterra dove purtroppo il Quindici della Rosa (proprio non li sopporto gli inglesi) batte i Galletti d’Oltralpe. Finito di mangiare iniziamo a pianificare l’itinerario per l’indomani dopo di che alcuni di noi vanno a ballare (in un locale in cui assisteranno a non poche scene degne di nota) mentre io (con un paio di bolle ai piedi oltre a vari problemini intestinali) ed altri restiamo in ostello a giocare a Jenga, simpatico gioco d’incastri con mattoncini in legno, dopo di che andiamo a far riposare le nostre stanche membra.

 

 

DOMENICA 24 FEBBRAIO

Mi sveglio tra i simpatici odori già nominati ieri e dopo aver fatto colazione (nuovamente in ostello) ci congediamo dal neo-papà ed ormai fiorentino d’adozione Sergio (nostro ex-compagno di squadra) e dal sempre più zoppicante (a causa di uno stiramento al polpaccio pre-Tour) Jenz.

Lasciamo Cardiff, non prima che l’altra auto ormai assolutamente a secco faccia provvidenzialmente benza, e ci immettiamo subito in autostrada verso l’ovest del Paese incontrando purtroppo immediatamente una fastidiosa pioggia che ci accompagnerà per tutta la mattinata. Non passa molto tempo che la colazione fa generare in noi il desiderio presto esaudito di una bella pisciata collettiva all’aria aperta (a bordo autostrada e temerariamente sotto la già citata pioggia).

Facciamo spesa in un emporio dove compriamo un po’di frutta e una carta stradale più dettagliata di quella già in nostro possesso e dove io compro una birra souvenir per l’assente dell’ultimo minuto a questo Tour: Fabione Coggiola al quale i titolari-padroni hanno rifiutato le ferie precedentemente concordate (Hasta La Revolution!).

Pranziamo poi abbondantemente (forse anche troppo) in un pub dalle corpulente e quasi incomprensibili cameriere dopo di che ci rimettiamo in viaggio dirigendoci verso Pembroke, dove visitiamo il locale castello (a parte Gesù che resta fuori e Orny che paga il biglietto ma appena entrato non vedendoci più decide “saggiamente” di uscire) e dove io su richiesta dei miei compagni di viaggio regalo loro un momento di rara poesia mostrando le mie natiche dai merli delle mura.

Visitato il castello ci dirigiamo verso la costa dove, anche grazie al tempo nel frattempo migliorato, possiamo ammirare splendidi paesaggi resi ancora più suggestivi dal tramonto ormai alle porte. Fatte le foto di rito alla splendida spiaggia dove tra l’altro alcuni temerari fanno anche surf ci dirigiamo verso S.Davies dove ormai all’imbrunire visitiamo esternamente la cattedrale, visto che data la tarda ora le visite sono chiuse; noncurante del fatto che all’interno c’è una funzione religiosa Alberto vorrebbe entrare ma fortunatamente e direi anche saggiamente desiste dal suo intento.

Con non poche difficoltà e percorrendo stradine tutt’altro che larghe riusciamo a raggiungere la sistemazione per la notte (prenotata telefonicamente in precedenza da Fabrizio), 2 stanze con letti a castello ottimamente ricavate da un’ex stalla, soluzione che a dirsi potrebbe sembrare grossolana ma che a vedersi si è invece rivelata assolutamente gradevole.

Su consiglio della gestrice decidiamo di cenare nella vicina Porthgain, inizialmente “rifiutati” in maniera garbata da un pub per cui 11 clienti sarebbero stati troppi (mah?!) ed invece ottimamente accettati in un bel locale in stile marinaro vicino al mare, dove pasteggio con dell’ottimo salmone accompagnato ovviamente da qualche altrettanto ottima Guinness.

PERLA DEL GIORNO: Orny confessa di essersi regalato per natale un televisore 32 pollici che tuttora tiene spento nel cellophane, noi ovviamente non gli facciamo pesare questa chiamiamola pure minchiata!

 

 

 

LUNEDI 25 FEBBRAIO

Ci svegliamo molto pacatamente con “Back In Black” dei mitici AC/DC, ottima suoneria scelta come sveglia dal Bocia. Partiamo e dopo una breve pausa fotografica ad una scogliera ed un’altrettanto breve pausa al Bancomat del paese andiamo a fare colazione (abbondante) nell’ottimo locale della sera prima, dove ci rimpinziamo con il sanissimo breakfast locale.

Ci indirizziamo poi verso il nord del paese tra splendidi paesaggi costieri e collinari dopodiché ci fermiamo nella cittadina di Aberystwyth dove ci diamo al tipico shopping cafone da turista. Io riesco finalmente a trovare quanto richiestomi dai miei genitori (coppola e borsa di tela con la bandiera nazionale) e assieme agli altri diamo l’assalto ad un negozio di articoli sportivi dai saldi vantaggiosissimi.

Decidiamo di rifocillarci con qualche Guinness in un pub dove assistiamo all’ ”avvincentissimo” match di cricket tra la Jamaica e Trinidad & Tobago. Rimessi in viaggio purtroppo incontriamo una fastidiosa pioggia che ci accompagnerà per il resto del tragitto, rivelatosi più lungo di quanto previsto tanto che arriviamo alla nostra meta giornaliera (Caernarfon) quando ormai il buio è già calato. Fortuna vuole che dall’altra auto avessero già prenotato l’ostello, vicinissimo al locale castello ma che fatichiamo non poco a trovare, dove ci sistemiamo rapidamente per andare altrettanto rapidamente a cercare un posto dove cenare, rischiando data l’ora di non trovare niente.

La buona sorte è con noi e troviamo un locale poco lontano con la cucina ancora aperta. La nostra attenzione si rivolge subito ad un tizio seduto al tavolo vicino, simpatica personcina ipertatuata, pelata e dalla mole assolutamente non indifferente, come si suol dire uno che è meglio avere come amico che come nemico.

Pasteggio ottimamente con delle tartine al salmone accompagnate da salutare insalata, ovviamente con altrettanto salutari birre scure originarie dell’Irlanda. La cena viene da me particolarmente gradita anche perché pagatami da Alberto che così facendo giustamente mi rende un debito precedente.

La serata viene conclusa in un vicino locale da Poker dove riassistiamo televisivamente al terribile infortunio del calciatore Eduardo (Brrr!!!) e dove Alberto socializza con dei tipi al bancone, facendosi una bella figura di merda credendoli gallesi e quindi parlando male dell’Inghilterra, peccato che questi fossero inglesi.

PERLA DEL GIORNO: Luca mangiando “perde” dentro se stesso un’otturazione da 600 eu. Noi ovviamente e simpaticamente gli diamo svariati consigli su come eventualmente recuperarla.

 

 

MARTEDI 26 FEBBRAIO

La giornata inizia con un’esperienza da me mai provata prima: assaggio finalmente il burro di arachidi e capisco ovviamente come mai gli americani siano un popolo di obesi. Ci indirizziamo poi verso il vicino castello dove fu incoronato principe di Galles quel bell’esempio di squallore umano che risponde al nome di Carlo d’Inghilterra; l’edificio a dispetto di quanto indicato sulla guida è aperto al pubblico e quindi decidiamo di visitarlo. Il complesso è particolarmente imponente e caratterizzato da scale a chioccola particolarmente ripide ed impegnative da percorrere dove il Coggiolino si fa una bella figuretta di merda sbeffeggiando la goffaggine di un corpulento visitatore, peccato che questo fosse italiano e che quindi abbia capito tutto quello che Dario diceva.

Finita la visita la nostra prossima destinazione è l’isola vicina, particolarmente rinomata per essere una culla di cultura celtica e per accogliere il paese dal nome più lungo del mondo (una sequenza praticamente impronunciabile di ben 56 lettere), località che a parte la curiosità del nome non ha assolutamente nulla di interessante. Rapidamente quindi facciamo tappa nel paese a fianco dove pranzo in maniera leggera con una baguette già confezionata del locale Spar, supermercato dove Alberto viene attratto dai prodotti scontati prossimi alla scadenza!

La ovvia pausa Guinness la effettuiamo in un pub dove attiriamo le attenzioni di un alquanto brillo cliente, una specie di sosia particolarmente vissuto di John Lennon. Il titolare si rivela poi una persona gentilissima tanto che ci riempie letteralmente di gadgets della da noi amatissima birra scura, gadgets alcuni dei quali in Italia praticamente introvabili e comunque non ottenibili dai taccagni fornitori del BelPaese.

Lasciamo il Galles e ci immettiamo in direzione di ritorno per il conclusivo giorno seguente, il paesaggio cambia radicalmente ed infatti si passa dalle belle colline tipiche del paese dei Dragoni Rossi alle piatte campagne inglesi. Entriamo nella città di Chester e io vengo attratto in maniera tutt’altro che positiva dalla bruttezza di interi quartieri di mattoni rossi.

Con le ormai solite difficoltà stradali troviamo l’ostello per la notte anche se l’impatto non è dei migliori, trattasi infatti di un posto tutt’altro che pulito (per carità non siamo proprio delle signorine!) con cameratona da più letti ricavata in quello che sembra quasi un ex garage. Come se non bastasse per 15 sterline ci tocca pure prepararci i letti con della biancheria dall’aspetto tutt’altro che invitante (maledetti inglesi!).

Usciti dal postaccio io e Orny ci concediamo una tappa nell’attiguo cinese take-away dove prendiamo wurstel, nuvole di drago e patatine fritte (tutto ovviamente in quantità industriali e particolarmente crasto) dopo di che ci indirizziamo verso il centro per cenare.

In centro veniamo attratti dalla particolarità architettonica dei portici a due piani e dopo questa distrazione edilizia entriamo in un locale dalla cucina ancora aperta e dall’aspetto del tutto simile all’interno di una chiesa gotica. Veniamo accolti da un cameriere quasi incomprensibile (anche a causa del particolarissimo tono di voce) che poco dopo ci porterà su nostra richiesta tra le altre portate anche delle “soup of the day” particolarmente acidine. Dato che è l’ultima sera del tour non ci facciamo certo mancare la birra e quando lasciamo il locale Carlo e Dario restano ancora un po’ a socializzare con 2 alticce ragazze locali.

Sul viale del ritorno attiriamo l’attenzione di altre ragazze sempre alticce che dalla vetrina di un locale simpaticamente ci salutano (una delle quali Molto Simpaticamente si alza la maglia e sportivamente ci mostra il reggiseno). L’ultima birra della serata ci viene rifiutata in un posto dove le scarpe da ginnastica di Orny non vengono ritenute abbastanza eleganti, peccato che al bancone ci sia un cliente con elegantissimo chiodo e altrettanto elegantissima maglietta dei Motorhead (rimaledetti inglesi!).

Altro non ci resta che metterci a dormire sui nostri non proprio accoglientissimi giacigli.

 

 

MERCOLEDI 27 FEBBRAIO

Ci svegliamo come da accordo alle 7 del mattino per lasciarci alle spalle il fetido ostello e il probabile traffico mattutino di Chester. Abbandoniamo rapidamente la cittadina e ci immettiamo in autostrada, macinando in breve tempo i non pochi kilometri che ci separano dall’aeroporto di Stanstedt, dove arriviamo in tarda mattinata e riusciamo contro tutte le previsioni a consegnare in orario le 2 auto a noleggio, senza pagare nessuna penale per il pezzo mancante dal nostro paraurti anteriore.

Entriamo in aeroporto e come ormai da tradizione ci indirizziamo verso l’Oneill Pub dove decidiamo di consumare in birra fino all’ultimo pence della nostra valuta britannica. L’attesa si rivela molto lunga ed abbiamo tutto il tempo di ottimizzare i nostri bagagli, compreso Alberto che tra l’altro spera di imbarcare (e ci riuscirà!) un cartello di cui si è “liberamente” appropriato la sera prima all’università di Chester.

Le operazioni di imbarco sono come da tradizione dell’aeroporto inglese particolarmente lunghe e in me aumenta la tensione, favorita dal ricordo della mia infelice esperienza dell’anno scorso.

Fortunatamente entriamo con ampio anticipo nell’area di imbarco e riusciamo a salire sull’aereo (che si rivelerà tutt’altro che pieno) tra i primi passeggeri. Decolliamo in perfetto orario e durante il volo com’è ovvio molti di noi si abbandonano ad un potente sonno, mentre io e Carlo discorriamo di comuni gusti musicali. Una volta atterrati a Torino e svolte le pratiche di rito io e Debora come prima cosa ci concediamo il piacere di un vero e piacevolissimo caffè italiano! Nella hall ci congediamo da Fabrizio, atteso dalla sua dolce metà. Dopo poco tempo arrivano i nostri due “autisti” Despennà e Talin che con grande disponibilità ci riaccompagneranno a destinazione (la sede del Volvera Rugby dove ci attende una abbondante ed italianissima pasta).

 

Di questo tour certamente mi rimarranno impresse la mia esperienza culinaria della prima sera, le abnormi loffe in particolare di Coggiolino e di Orny, l’umiliazione abbuffatoria subita da quest’ultimo (sto proprio diventando vecchio), l’abbigliamento da sonno di Alberto così come la sua se vogliamo un po’ frivola concezione di igiene personale (d’altronde giustamente uno la doccia se la fa solo se ne avverte il bisogno ma mi risulta alquanto incomprensibile che nell’arco di una settimana questo non avvenga). Ma certamente la cosa che più mi rimane e che non mi tolgo da dosso, adesso che il ciclo delle quattro mete “britanniche” si è concluso, è la voglia di ricominciare il giro e comunque di partire per il prossimo tour (e pensare che a questo inizialmente non dovevo neanche partecipare), ben sapendo che al ritorno come ormai da tradizione ci attenderà il nostro caro Festival di Sanremo.

FINALE HEINEKEN CUP CARDIFF 2011

Protagonisti:

Coggiola Fabio

Malandrini Claudio

Porporato Mauro 

VENERDI 20 MAGGIO

Prendo la macchina e, puntualissimo, recupero Fabione e lo studente modello Mauro, il quale simpaticamente e giustamente direi saluta il fratello maggiore che sta andando a scuola, con tanto di “stecca” militaresca da parte mia. La prevedibile coda mattutina in tangenziale ci accompagna nel tragitto verso l’ aeroporto di Caselle dove appena entrato sono testimone del blocco della scala mobile con noi sopra, situazione che in Fabio fa generare illazioni sulla mia presunta iella.

Il viaggio in aereo è contraddistinto dalla chiacchierata con Mauro su argomenti disparati tra cui tatuaggi e la sua ignoranza riguardo che lavoro faccia il padre (assistant-manager nella mia stessa ditta,boh?) oltre alla sua sfacciataggine nello sfidare me e Fabio in quanto a “gasate” notturne, tze!.

Arrivati a Stansted dò sfoggio del mio perfetto inglese ed acquisto una penna ma subito dopo mi rendo conto di quanto realmente la mia capacità linguistica non sia così ottimale e faccio perdere il treno-navetta a un tizio perché non sono in grado di rispondergli sulla destinazione del medesimo.

Usciamo dalla stazione ferroviaria di Liverpool St. e ci concediamo una passeggiata in piena City dove, essendo giorno lavorativo, gli elegantoni in giacca e cravatta pullulano.

La fame inizia a farsi sentire e a due passi dal Tower Bridge ci concediamo un panino del Subway locale ma, non pienamente appagati, ci dirigiamo al vicino KFC, dove in tre ci scofaniamo una “cafonata” di sanissimo pollo fritto pastellato che in teoria sarebbe per sei persone, iniziamo bene.

Percorriamo il lungo-Tamigi nella speranza che la passeggiata faciliti la digestione e come era facile prevedere le prime gradevoli flatulenze ci accompagnano.

Arrivati alla fermata del metro di Temple ci rendiamo conto che la distanza fino al nostro albergo è ancora notevole e saggiamente optiamo per la famosissima ferrovia sotterranea londinese.

Ci ritroviamo nella strada dove è situato il nostro albergo e ci rendiamo conto che si tratta di una zona interamente costituita da sistemazioni turistiche, ottenute convertendo un intero quartiere di case vittoriane.

Una volta sistemati in camera Fabio propone di andare anche oggi a Cardiff per provare a vedere la finale di Amlin Cup ma optiamo per una ristoratrice pennichella che nelle intenzioni doveva essere breve ma che alla fine dura oltre tre ore.

Ripresici dal riposino una doccia ci fa apprezzare in pieno le dimensioni a dir poco ridotte del nostro bagno in camera, dopodiché un the auto-prodotto riequilibra in parte la nostra già parzialmente compromessa attività intestinale.

Usciamo per la serata ma appena messo piede per strada Mauro ci informa di aver male al suo pancino da quindicenne innocente e decide di restare in camera, mentre io e Fabio dopo neanche trenta metri entriamo in un pub e, finalmente, ci concediamo un paio di birrette prima di dirigerci verso Piccadilly Circus.

La passeggiata  serale è accompagnata dalla visione di svariati ometti dalla presunta non eterosessualità e da una tappa culinaria in un ristorante cinese bello zozzo dove Fabio fa simpaticamente “disgustare” un cliente con un suo ruttino e dove altresì verbalmente mette in dubbio la moralità di quella santa donna di mia madre, il che mi fa pensare non abbia particolarmente gradito, vabbè.

Rientrati davanti all’ albergo come da accordi facciamo uno squillo a Mauro perché ci venga ad aprire ma il simpatico ragazzino ha pensato bene di addormentarsi quindi per entrare abbiamo dovuto aspettare l’arrivo di una coppietta con tanto di accodamento forse anche un poco losco. Come se non bastasse una volta arrivati alla porta della camera il nostro “energico” bussare non basta a svegliare il pischello dormiglione e per entrare, non senza qualche preoccupazione, siamo dovuti ricorrere alle chiavi di scorta del portinaio, con il nostro giovane compagno di viaggio che beatamente poltriva ignaro di tutto.

 

SABATO 21 MAGGIO

Mi sveglio di buon’ora e una volta accertatomi che anche Mauro faccia altrettanto assieme andiamo a fare un’ abbondante colazione nella cucina dell’ albergo terminata la quale, non senza aver preso qualcosa per l’ ancora (come da tradizione) addormentato Fabio, torniamo in camera.

Una volta destatosi anche il nostro non minuto compagno di viaggio si apre un simpatico dibattito sulla mia attività intestinale che come sempre genera illazioni del tutto immotivate.

Arrivati in stazione Fabio ha particolari problemi con le biglietterie automatiche e saggiamente fa la coda in biglietteria tradizionale, dopodiché compriamo qualche porcheria per il viaggio verso Cardiff (due ore) tra cui uno snack la cui etichetta (“It’s Not For Girls!”) attira particolarmente la nostra attenzione. Giunti nella capitale gallese e resici conto di essere ampiamente in anticipo girovaghiamo beatamente per l’ enorme centro commerciale locale e facciamo visita allo stadio dei Cardiff Blues, impianto piccolo ma certamente affascinante dove è sistemato il Village pre-partita; l’ atmosfera è sicuramente positiva e come da tradizione rugbistica le due tifoserie (Northampton e Leinster) convivono senza alcun problema. Sarà l’atmosfera positiva o chissà che cosa ma mi concedo uno zozzissimo thai da asporto e Maurino ha la fortuna e l’ onore di fare qualche foto con alcuni giocatori dello Stade Francaise reduci dalla partita del giorno prima, effettuate le quali decidiamo di entrare nel mastodontico Millenium Stadium e di goderci il pre-partita.

Lo stadio a poco a poco si riempie e noi come e giusto che sia mettiamo in borsa le bandierine del Northampton che ci sono state donate e sventoliamo bellamente quelle altrettanto gratuite del Leinster, non sia mai che ci abbassiamo a tifare per degli inglesi!

La partita ha inizio e la formazione albionica parte subito a mille marcando una meta dopo pochi minuti, manifestando un netto predomino in mischia e non permettendo di fatto alla formazione di Dublino di giocare. La prima frazione si chiude con altre due mete per il Northampton e con il risultato di 22-6.

La classica pausa pipì è accompagnata dalla mia delusione sull’ andamento della gara ma fortuna vuole che il secondo tempo sarà di stampo ben diverso. Passano pochi minuti e la giovane e promettente apertura irlandese Sexton segna due mete riaprendo di fatto la partita. I ruoli sono di fatto ribaltati e il Northampton non riesce a reggere i ritmi visibilmente aumentati dal Leinster che marca un’ altra meta e conquista l’ Heineken Cup con il risultato finale di 33-22.

Ci godiamo la bella premiazione e dentro di me sento di avere assistito alla più bella partita dal vivo della mia vita. L’uscita dallo stadio è accompagnata dalla visione di un gruppo di simpatici goliardi francesi dopodiché vaghiamo per il centro di Cardiff circondati da tifosi dal tasso alcolico spesso molto elevato; con questa simpatica compagnia acquistiamo qualche porcata per il viaggio di ritorno con un particolare pacchetto di patatine che attira la nostra curiosità.

La coda in stazione è lunghissima ma il servizio d’ Ordine, efficiente e certamente preparato all’ evento, garantisce che tutte le partenze vengano effettuate in perfetto ordine; saliamo sul treno e ci rendiamo da subito conto che è affollatissimo obbligandoci di fatto a sistemarci almeno temporaneamente sui sedili per disabili. Pasteggiamo con le porcherie acquistate e le famose patatine, nonostante il gusto particolare (caramellate all’aceto) non si rivelano poi tanto male; fortuna vuole che dopo poco tempo il treno si liberi parzialmente permettendoci una sistemazione più comoda e facilitante il prevedibile abbocco di rito.

Una volta arrivati a Londra e svegliatici percorriamo la breve distanza dalla stazione di Paddington al nostro albergo, non senza concederci una salutare pausa al KFC.

 

DOMENICA 22 MAGGIO

Sarà la proibitiva ora del mattino (4:00) o il fatto di essere cotti dal giorno prima fatto sta che il risveglio non è propriamente dei migliori e questo Fabione me lo fa notare chiaramente.

Il taxi da noi prenotato si rivela puntualissimo e prima di riaddormentarmi ho la possibilità di ammirare una Londra particolare che in parte deve ancora andare a dormire e in parte è già bella che addormentata.

Dopo oltre un’ ora di tragitto arriviamo all’ aeroporto di Stansted rendendoci conto di avere in parte steccato i tempi e quindi di essere in ampissimo anticipo, il che genera in Fabione, accompagnato al fatto che il tassista di presunte origini pakistane lo ha tenuto sveglio, non pochi “imbrumbimenti”.

Aspettiamo pazientemente il nostro volo e io faccio fuori le molte monete che mi restano acquistando boiate da turisti dopodiché effettuiamo le operazioni di imbarco evidentemente provati dal nostro prematuro risveglio.

Il volo trascorre tranquillamente e a metà mattina atterriamo nella nostra bella Torino-Caselle concedendoci come da rito subito un buonissimo “ITALIAN” Coffe; una volta assaporatolo recupero la mia auto e ci dirigiamo verso Volvera, raggiunta la quale “recapitiamo” Mauro sano e salvo ai suoi neanche troppo preoccupati genitori, dopodiché come è giusto che sia io e Fabione ci congediamo con un aperitivo al bar.